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Tutti colpevoli i modenesi della banda dello spray I parenti: «Non è giustizia»


ANCONA Non credono di aver avuto giustizia i familiari delle vittime, ma è il medesimo sentimento che condividono con Ugo Di Puorto, Raffaele Mormone, Andrea Cavallari, Moez Akari, Souhaib Haddada, Badr Amouiyah e i loro difensori. Nessuno esce soddisfatto dalla torrida aula di tribunale dove il giudice Paola Moscaroli ha letto la sentenza che condanna - con rito abreviato - la “banda dello spray” per la strage alla discoteca “Lanterna Azzurra” di Corinaldo.





Per il gup sono concrete le accuse mosse dai pubblici ministeri Valentina Bavai e Paolo Gubinelli, su omicidio preterintenzionale, rapine, lesioni gravi e furti, ma non individua riscontri sulla associazione a delinquere. Detto in altre parole: i sei ragazzi modenesi, insieme a Eros Amoruso morto in in un incidente stradale, sono responsabili di aver spruzzato spray urticante nella serata dedicata al rapper Sfera Ebbasta, ma non di essere un gruppo organizzato. Tutti erano soliti colpire nelle discoteche ma non avevano pianificazioni unitarie, anzi. «Quei bambocci... hanno ucciso le persone. Tutta colpa loro», dirà qualche mese dopo - intercettato con Cavallari - Moez Akari a testimonianza di come i gruppi Cavallari e Di Puorto mal si sopportassero.







LE CONDANNE



L’udienza nel tribunale di Ancona inizia poco prima delle 11. Gli ultimi ad entrare in aula sono Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone. Per quasi due ore accusa e difese si stuzzicano con il gup Moscaroli chiamata a dirigere la complessa mattinata che vede presenti oltre una cinquantina di parte civili tra parenti delle vittime e ragazzi rimasti feriti nella notte alla “Lanterna”. Poi, intorno alle 12.30, il giudice sospende la seduta e riconvoca tutti alle 14.30. In effetti le bastano due ore per decidere le condanne, tutte già scontate di un terzo per la scelta del rito abbreviato: 12 anni e 4 mesi a Di Puorto e Mormone; 11 anni e 6 mesi a Cavallari; 11 anni e 2 mesi ad Akari, 10 anni e 11 mesi per Haddada e 10 anni e 5 mesi per Amouiyah. Ci sono sconti importanti rispetto alle richieste della Procura e sono condanne calcolate anche sulla base dei vari episodi di rapine improprie e furti contestati ai ragazzi modenesi al di là di quanto avvenuto a Corinaldo, ma entrati nel processo anconetano.



Nessuno è soddisfatto: i familiari già pensano alle responsabilità di chi ha organizzato la notte di Sfera Ebbasta in un vecchio magazzino catalogato come deposito agricolo che nella notte del 7 dicembre 2018 “conteneva una quantità straordinaria di persone”, analizza il pm Gubinelli, rifacendosi all’inchiesta parallela sulle colpe di quella nottata e che vede 17 indagati tra proprietari, gestori, membri della commissione di vigilanza per il pubblico spettacolo.



le reazioni



«Aspettiamo anche l’altro processo, le persone coinvolte sono per me molto più colpevoli di queste qua - dice Paolo Curi, marito della 39enne Eleonora Girolomini, una delle vittime - Questi ragazzi hanno fatto le stesse cose in altre discoteche e non è morto nessuno. Se chi ha riaperto la discoteca nel 2017 non l’avesse fatto mia moglie sarebbe ancora qui».



«Se questa è giustizia... - incalza amareggiato Massimo Pongetti, il papà di Daniele - Una sentenza che non mi ripaga di quanto successo. Ho paura che le vittime vengano dimenticate». La mamma di Daniele, invece, sceglie di regalare all’avvocato Carlo De Stavola una foto del figlio “da consegnare a Ugo Di Puorto”, si raccomanda mentre il legale, cortesemente, la rassicura



«Non accetto le scuse degli imputati - incalza Giuseppe Orlandi, padre di Mattia - Sono privi di educazione, di qualsiasi etica. Mi aspettavo qualcosa di più, qui non c’è stato un incidente ma un omicidio, impossibile accettare scuse. Nessuno ci ridarà i nostri figli».



«Troppe bugie - hanno aggiunto Corrado e Francesco Vitali, padre e fratello di Benedetta - Non credo capiranno mai. Ci aspettavamo una pena degna per tutto quello che io e la mia famiglia stiamo passando».



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