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Si presenta l’Altra ... sinistra «Lega cresce, colpa del Pd»



Corre l’anno 1921 quando a Livorno si consuma la prima, storica, frattura in seno a un partito di sinistra, l’allora Partito Socialista Italiano: storica perché da lì inizia, insieme alla nascita del Pci, l’impetuoso processo autodisgregatorio di frammentazione cronica che oggi rappresenta una delle caratteristiche irrinunciabili di uno schieramento che voglia essere coerente fino in fondo con la sua essenza.

Ebbene, cento anni dopo, mutatis mutandis, la storia si ripete anche alle prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna: a correre contro la coalizione di centro sinistra c’è niente meno che “L’altra Emilia Romagna”, lista che «ha l’ambizione di essere la casa della sinistra dell’Emilia-Romagna».

Nel programma elettorale presentato ieri al teatro Guiglia è del resto ben esplicitata la vocazione politica della lista: «La Lega è il principale avversario», si legge, «ma se è cresciuta è perché sono state fatte politiche sbagliate»: è evidente la critica alla svolta centrista di un Partito Democratico «che ha abbandonato da tempo i valori della sinistra», infamia ben maggiore del minimalismo rinfacciato agli antenati riformisti. La situazione è critica, stando all’analisi del candidato Stefano Lugli, l’altro modenese (dopo Bonaccini) e aspirante presidente: «Questa è l’unica lista che si oppone nei fatti alle destre - afferma - con una proposta politica che si erga seriamente contro la precarietà che appesta il mondo del lavoro, contro lo sfruttamento delle false cooperative e soprattutto contro le privatizzazioni».

Le occasioni per tirare le orecchie alla precedente amministrazione non mancano. Se infatti «le destre non si sconfiggono solo aritmeticamente, con improbabili alleanze, ma solo con argomenti veramente di sinistra», molti aspetti dell’attuale contesto emiliano-romagnolo sono inconcepibili: «Dall’autonomia regionale differenziata al conflitto di interessi rimproverato ad Hera, responsabile sia della raccolta che dello smaltimento dei rifiuti, fino alla contestatissima politica liberista e di privatizzazioni, anche nel (delicato) ambito della sanità».

Elena Govoni, candidata per il collegio di Modena, sottolinea «la presenza, che nessuno nega, di eccellenze sul territorio», ma ricorda anche «l’impoverimento delle risorse dedicate alla sanità pubblica», boccia senza riserve la chiusura del punto nascite di Pavullo e critica il depotenziamento dell’ospedale di Mirandola.

Alba Bassoli, anche lei candidata per il collegio modenese, si concentra invece sul post-terremoto e sullo stato della ricostruzione: «Recentemente si è parlato di “grande passo avanti”», esordisce, «ma rappresenta un passo avanti avere le opere pubbliche in questo stato, penso a Finale Emilia ad esempio, dopo che otto anni fa, nel 2013, si sono stanziati un miliardo e trecentomila euro di fondi per gli edifici pubblici?».

Chiude con un appello accorato la candidata Teresa Grasso: «È inammissibile aver abbandonato la lotta per la tutela e il diritto all’abitazione. Anche per questo siamo l’autentica voce della sinistra sul territorio». Dati alla mano, sicuramente “L’altra Emilia-Romagna” rappresenta l’unica voce “di sinistra”: Lega e Pd esclusi, la lista di Stefano Lugli è l’unica ad essere rappresentata in tutti e nove i collegi. «C’è sempre un’alternativa» insomma. —




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