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Sassuolo, lo storico negozio di giocattoli mai chiuso per più di due giorni


SASSUOLO. Se i tempi, per i piccoli commercianti, erano già duri per il dominio della grande distribuzione e della vendita online, la chiusura forzata in piena emergenza Coronavirus rischia di lasciare segni indelebili per le piccole e grandi realtà che tengono vivo il centro cittadino.



Ed è così che anche Claudio Rantighieri e Giuliana Camurani, proprietari di Gigin Debbia, storico negozio di giocattoli in piazza Garibaldi, hanno dovuto abbassare le serrande, come tutti: per la prima volta dal 1987, quando hanno preso le redini del negozio che, da decenni, fa sognare i bambini di Sassuolo. Non era mai accaduto che “Gigin Debbia” stesse chiuso per più di due giorni consecutivi. Una storia che parte da lontano: l’antico negozio “Luigi Debbia”, attivo già da inizio ‘900, era un punto di riferimento per Sassuolo e per le zone limitrofe, e si occupava della vendita di pelletteria, pellicceria, merceria, giocattoli e articoli per l’infanzia. Negli anni ’60, vista la necessità di creare un collegamento tra la piazza e il teatro Carani, venne realizzata l’attuale galleria, in cui trovò posto il prolungamento del negozio. A metà degli anni ’80, poi, il negozio è stato diviso: da una parte, l’ottica, dall’altra i giocattoli. Ed è a questo punto che entrano in scena Rantighieri e Camurani: «Lavoravo come commesso da Luigi Debbia dal ’72 – racconta Rantighieri – da quando avevo 15 anni. A un certo punto Luigi, il proprietario, ha deciso di dividere le due attività, ormai difficili da gestire, perché diventate entrambe importanti. Così, insieme a Giuliana, anche lei commessa, ho deciso di tuffarmi in quest’avventura». Scelta rischiosa, dettata dalla passione: «Mi è sempre piaciuto lavorare a contatto con le persone, quello coi bimbi è contatto genuino».



Rantighieri non è un semplice commerciante: col suo lavoro realizza i sogni dei più piccoli. La cosa più bella? «Rendere i bambini felici – spiega – e vedere la gioia esplodere sui loro volti».



Un mestiere, però, sempre più difficile. Un tempo il giocattolaio frequentava le fiere per scovare le ultime novità, per trovare qualcosa di diverso: «Qualcosa – aggiunge il negoziante – che eravamo sicuri che, prima o poi, avremmo venduto a qualcuno. Adesso i bambini sono cambiati, sono spesso senza idee, vengono in negozio e non riescono a trovare qualcosa che li entusiasmi. Hanno troppi stimoli, l’elettronica gli ha rubato la fantasia».



E Rantighieri non ha visto solo l’evoluzione dei bambini, ma anche quella del mondo dei giocattoli, che sono sempre più perfezionati: «Cose che un tempo apparivano bellissime, oggi sarebbero invendibili. Quando ho iniziato non esistevano le macchinine radiocomandate, stavano facendo la loro comparsa le prime bambole parlanti e i primi Cicciobello. Ora le regole sono dettate dalla pubblicità, ciò che oggi è nuovo, domani è già vecchio».



Tante le generazioni che sono passate da “Gigin Debbia”, tanti i bambini che hanno appiccicato i nasi alla vetrina, muovendo lo sguardo alla ricerca del giocattolo desiderato. «Alcuni di questi bambini – aggiunge il commerciante – oggi sono nonni, vengono a comprare regali per i nipoti e mi dicono che, in negozio, sentono ancora il profumo dei giocattoli di quando erano piccoli».



Un profumo nel cuore di tanti sassolesi che, conclude Rantighieri: «Passata quest’emergenza spero si ricordino di noi e degli altri piccoli commercianti della città, e ci aiutino a rialzarci». —

 


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