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Rossini si scontra col ministro Salvini: «Non è l’esempio che serve ai giovani»




MODENA. L’immagine del ministro dell’Interno in costume, con un cocktail in mano, in console insieme al deejay al Papeete beach di Milano Marittima, non ha lasciato indifferente Salvatore Rossini.



Il giocatore di Modena Volley e della nazionale italiana, dopo aver guardato il video in cui Matteo Salvini osserva le cubiste ballare l’inno di Mameli suonato in suo onore, ha espresso tutto il suo disappunto con un suo post su Facebook, post che ha fatto subito il giro del web.



Rossini, cosa l’ha spinta ad esternare il suo pensiero in questa occasione? Nel post ha ribadito che più volte voleva scrivere “certe cose” ma, alla fine, si era sempre trattenuto.



«Il problema non è l'inno italiano suonato al Papeete di Milano Marittima, ed il problema non sono nemmeno le cubiste che ballano. Io parlo a livello di rappresentanti, in quella situazione era coinvolto il Ministro degli Interni. I comportamenti di chi ci rappresenta, e di chi rappresenta lo Stato, devono sempre essere idonei ed adeguati. Personalmente, adesso che gioco da diversi anni in serie A ed in Nazionale, mi comporto diversamente da quando militavo in serie B. So che tantissimi bambini e ragazzi mi guardano, mi osservano. Ci sono persone che riescono a filtrare tutto senza problemi. Ci sono altri, invece, che non lo fanno. I bambini, dunque, possono pensare che sia una cosa normale quella che è successa a Milano Marittima. Il Ministro degli Interni, a prescindere da chi sia in carica, deve tenere un comportamento consono, un comportamento costituzionalmente corretto».



Quando indossa la maglia della Nazionale italiana si sente più responsabile?



«Certamente, ma non solo più responsabile. Vi racconto un aneddoto: in Nazionale abbiamo fatto delle riunioni in cui parlavamo di come comportarci quando gli allenamenti erano aperti al pubblico, ovvero quando in Trentino venivano 300 persone a vederci. Non bestemmiare, non lasciare il palazzetto sporco. Piccolo cose, semplici, anzi normali, ma che è giusto fare. A maggior ragione quando hai sul petto e sulla schiena la scritta “Italia”, perché stavamo rappresentando il nostro Paese».



Quando uno sportivo esprime certe considerazioni, molta gente inizia a gridare “ma che pensi a giocare”.



«Innanzitutto io non ho scritto questo post per sollevare un caso. Poi non va dimenticato che, prima di uno sportivo, io sono una persona. Molta gente, questa cosa, se la dimentica, ma noi siamo persone oltre che sportivi. Come tutti, sono cresciuto con episodi che hanno segnato la mia vita. Uno di questi è proprio quello che racconto nel post su Facebook. Eravamo in gita con la scuola elementare, andavamo a visitare il Parlamento. Il portiere, all'ingresso, distribuiva le cravatte per chi non l'aveva portata, anche se eravamo vestiti in maniera elegante. Quel gesto mi ha segnato, ha avuto un grande impatto su di me. Era una visita nel luogo principe della democrazia nel nostro Paese, e noi dovevamo rispettare il luogo che ci accoglieva». —





 


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