Modena.press

Tutte le notizie su Modena e dintorni

Cerca e leggi le ultime Notizie su Modena, Emilia Romagna e dintorni via Rss

News dai principali organi di informazione in costante aggiornamento

Per il Crac Motor Sport. La Cassazione: Vittorio Fini va processato in appello per contributi non pagati


MODENA .Un anno fa era stato assolto dal Tribunale di Modena per il mancato versamento di Iva e ritenute per 3,6 milioni di euro contestato quando tra il 2010 e il 2014 era socio e presidente di due autosaloni di auto coinvolti in un crac milionario. Ieri la Corte di Cassazione ha depositato la sua sentenza sul ricorso del pm Pasquale Mazzei e della Procura Generale e rinvia gli atti alla Corte d’Appello di Bologna per processarlo in secondo grado.



Continua così l’iter giudiziario di Vittorio Fini, l’imprenditore modenese 67enne erede del celebre impero gastronomico oggi estinto. Fini era stato accusato di aver “dimenticato” di versare importanti tranche di ritenute certificate.



L’assoluzione sentenziata dal giudice Siena nel febbraio 2019 chiuse il processo accogliendo le tesi del difensore, avvocato Fulvio Orlando, che aveva dimostrato con documenti alla mano come l’ex presidente di Confindustria Modena non aveva fatto altro che mettere denaro proprio (una somma di quasi cinque milioni di euro) nelle società di concessionarie di auto di lusso nel disperato tentativo di salvarle dal crac.



Fallimento arrivato però poco dopo che ha travolto il resto del suo piccolo impero commerciale e immobiliare. Questo impegno ingente delle proprie finanze dimostrava, secondo la difesa, l’impossibilità di versare i contributi Iva.



Anche se ardita, la tesi aveva un solido fondamento e il giudice l’ha accolta. Ma le motivazioni successive non sono state accettate dalla Procura: il sostituto che ha indagato sul caso segnalato dalla Agenzia delle Entrate di Modena ha infatti ravvisato l’omissione del giudice di aspetti importanti nella valutazione del caso.



Di qui il ricorso in Cassazione passato in seguito al vaglio della Procura Generale: il “ricorso diretto” è stato scelto per arrivare in appello senza rifare l’istruttoria ma partendo da alcuni punti fermi che avrebbe stabilito la Corte Suprema. Che invece, dando ragione alla difesa, ha deciso di lasciare aperta la questione rinviando gli atti alla Corte d’Appello di Bologna. —



C.G.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

 


Modena.press condivide questi Contenuti utilizzando una Licenza