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«Nuovi contagi a Modena, i dati sono preoccupanti Teniamo alta la guardia o si torna indietro»


MODENA Lo dice molto chiaramente: «Quei numeri sono preoccupanti». Il che non significa che dobbiamo ripiombare nel buio dei mesi scorsi, ma che abbiamo abbassato troppo il livello di guardia, e che ora dobbiamo tornare ad essere realisti e soprattutto molto attenti. Se molti di noi temevano una ripresa dei contagi da Covid-19 per l’autunno, la realtà ci ha ricordato che nemmeno la “piena” estate ci rende immuni dal virus: lo dicono i nuovi ricoveri nel modenese - passati da 5 a 14 in una settimana - e i 7 nuovi contagi di domenica, che per quanto siano legati al focolaio del macello mantovano, rappresentano un dato che in provincia non si vedeva dal 28 maggio. A commentare la situazione è Davide Ferrari, direttore del Dipartimento di sanità pubblica dell’Ausl di Modena.



Dottor Ferrari, da dove vengono i nuovi contagi?



«I nuovi casi sono in parte legati alle azioni di screening portate avanti per diverse categorie e al monitoraggio fatto negli ospedali per gli interventi, o nelle strutture socio-assistenziali, ma in parte sono legati anche a singole situazioni, come quella del macello del mantovano, dove lavorano alcuni operai modenesi, che hanno contagiato anche i loro familiari».



Situazioni abbastanza circoscritte, insomma, anche se l’aumento desta qualche preoccupazione.



«I dati sono preoccupanti, anche perché in tutta la Regione, ma anche nel resto del Paese, ci sono situazioni simili, con nuovi focolai come quello legato a Bartolini a Bologna. Insomma, c’è una situazione di lieve aumento diffuso un po’ ovunque».



I rientri dall’estero hanno creato problemi nella nostra provincia?



«Anche nel modenese ci sono stati contagi legati a persone che, dopo essere rientrate dall’estero, hanno manifestato qualche leggero sintomo, seguito poi dal tampone positivo. Per questo, è estremamente importante che tutti i cittadini che rientrano dai Paesi extra Ue ed extra Schengen segnalino subito il loro ritorno al Dipartimento di Sanità pubblica, che a quel punto disporrà l’isolamento domiciliare obbligatorio. I problemi riguardano soprattutto i cittadini che rientrano dai Paesi dove il picco non è ancora stato raggiunto, dall’Est Europa all’area Indo-pachistana, ma anche il Brasile».



Abbiamo abbassato la guardia troppo presto?



«Sì, la sensazione è quella di un calo di tensione generalizzato e molto pericoloso, dal momento che il virus è tutt’altro che sconfitto, come dimostrano i nuovi contagi e il fatto che i ricoveri al Policlinico siano triplicati in una settimana, altro dato preoccupante. Davanti a questa situazione, è fondamentale continuare a rispettare le norme sul distanziamento sociale e sull’utilizzo delle mascherine, soprattutto in contesti in cui si rischiano assembramenti».



Molti contagi oggi avvengono in famiglia: cosa fa il sistema sanitario per impedire che il virus si propaghi tra le mura di casa?



«Una volta individuato un paziente contagiato, si procede subito con il tampone ai contatti stretti, per i quali viene disposto l’isolamento domiciliare con sorveglianza telefonica anche se il risultato è negativo, dal momento che potrebbero essere nel periodo di incubazione».



Il nemico è ancora davanti a noi, insomma: dovremmo tornare a preoccuparci un po’ di più?



«Sì: preoccuparci non vuol dire essere catastrofisti, ma realisti sì, e la realtà ci dice che i comportamenti disattenti e poco prudenti potrebbero peggiorare la situazione. Dunque stiamo tutti molto attenti e riprendiamo a seguire le regole sul distanziamento e le protezioni: considerando la rigidità del lockdown che abbiamo sopportato, mi sembra che si tratti di sacrifici più che sopportabili...». —





 


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