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Modena. «Tampone negativo, ma dopo la morte mia madre è stata trattata come Covid»

il caso

Il funerale della madre dovrà essere svolto come se ci si trovasse di fronte a un decesso per Covid e ciò per Alessandro Corradi è inaccettabile poiché la mamma aveva eseguito due tamponi poco prima di morire che avevano dato esito negativo. Eppure il corpo della signora, 95 anni, è stato chiuso in un sacco nero all’obitorio del Policlinico dove era ricoverata con un biglietto sopra che recita “Presunto Covid”.

«Era in condizioni critiche – ricorda Corradi – È morta giovedì mattina alle 11 per cause naturali». In particolare insufficienza cardiaca come testimoniano le documentazioni.

«Quindi non Covid e a certificarlo c’è l’esito dei due tamponi che ha eseguito mercoledì sera e giovedì mattina».

Due tamponi nel giro di poche ore che sono stati necessari perché la compagna di stanza è risultata positiva al Covid: «Era vaccinata quindi non aveva sintomi gravi – prosegue il figlio – però si è reso obbligatorio l’isolamento di mia madre e anche i suddetti tamponi. Il giovedì mattina poi il decesso di mia madre. Sono stato avvisato da un medico del reparto che mi ha riferito che la salma sarebbe stata trasportata all’obitorio. Io nel frattempo avevo avvisato l’agenzia Gibellini». Gli addetti dell’agenzia trovano il corpo già chiuso in un sacco nero e dunque impossibilitati a eseguire le ultime volontà della famiglia, che aveva scelto un vestito e di svolgere la camera ardente a Terracielo: «A quel punto ho chiesto spiegazioni all’ospedale, senza ricevere le risposte adeguate», puntualizza Corradi. Che contatta anche l’avvocato Chiossi, che si mette in contatto con la Medicina legale, ma non arriva il via libera per un rito funebre canonico.

«Volevo molto bene a mia madre – conclude Corradi – e le sue volontà erano precise: avrebbe voluto un rito simile a quello del papà. Purtroppo non sarà possibile e voglio sapere il perché. Voglio spiegazioni».

Spiegazioni che l’Azienda ospedaliero universitaria ha fornito ieri sera: «La paziente era contatto stretto della sua vicina di stanza che purtroppo si è positivizzata al tampone per il Covid il quinto giorno di ricovero. Pertanto la gestione è stata analoga a quella di un paziente sospetto. Capiamo che è doloroso ma è purtroppo necessario». —

GIB

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