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Modena. Per Oltremare 30 anni di diritti e sostenibilità


MODENA Dal Novecento ad oggi il concetto di velocità ci è stato inoculato, e piano piano lo abbiamo anche associato all’efficienza. Prima fai una cosa meglio è. Nulla è entusiasmante se non è veloce, e veloce è il progresso e la tecnica. Se sfogliamo le pagine della storia all’indietro ci accorgiamo però che anni e anni fa non era così; c’erano disagi e grandi difficoltà, non era certo l’età dell’oro, ma il tempo aveva un suo valore. Oggi, in alcuni paesi del mondo il tempo è un’arma contro lo sfruttamento. Alessia Bartolomei, coordinatrice della cooperativa Oltremare, ce lo ha spiegato meglio:



«Ci occupiamo di commercio equosolidale; i nostri prodotti vengono fatti da persone che ricevono un giusto compenso, lo stipendio del prodotto viene concordato prima e molto spesso i beni vengono pagati anticipatamente. I preordini, soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento e gli accessori, permettono di realizzare i manufatti con calma e in modo da assicurare la retribuzione».





È l’idea di slowfashion, in contrapposizione alla fastfashion, quella che si acquista più spesso e a basso costo. Le grandi catene remunerano esiguamente i loro dipendenti, e spesso sono emerse notizie di scenari di lavoro che tolgono dignità all’essere umano, trattato come mero strumento, costretto a lavorare in condizioni estreme pur di produrre sempre di più e come dicevamo prima, in poco tempo. Oltremare è nata nel 1991, da una costola di Overseas, una Ong di Spilamberto che adesso ha cinquant’anni e opera nella cooperazione internazionale. Oltremare invece si è per così dire “specializzata” nel commercio equosolidale come cooperativa indipendente. «E’ come se avessimo quattro negozi in uno: vendiamo prodotti alimentari, cosmesi, moda e artigianato. Le nostre tre botteghe si trovano a Modena, a Bazzano (Valsamoggia) e Vignola».



L’associazione organizza anche laboratori nelle scuole, in particolare sul tema della moda etica. Un progetto di questo genere è Quid, che da Verona fornisce prodotti di abbigliamento anche alle botteghe di Oltremare. «Quid da a più di 150 donne con un passato di fragilità (ex-detenute, tossicodipendenti, migranti…) un contratto di lavoro; realizzano capi servendosi di stoffe donate o da loro acquistate a prezzi di stock dai grandi marchi di moda. Quindi si possono trovare anche collezioni fatte con rimanenze di Armani».

Un’economia che non è basata esclusivamente sul profitto, ma mette al primo posto le persone e i diritti umani, un modo di lavorare che anche da noi, sembra un’utopia: «Dietro ognuno dei prodotti che vendiamo c’è una storia di speranza da raccontare. Una è quella di Mino, una ragazza del Madagascar il cui padre produceva pentole riutilizzando vecchi pezzi di alluminio; nel momento in cui queste divenivano inservibili, lei ne recuperava il materiale per creare gioielli di bigiotteria. Una cooperativa di commercio equo ha iniziato a importare questi articoli, e adesso Mino dà lavoro a diversi clan famigliari di artigiani».





Tra l’altro, garantire la parità di genere è uno degli obiettivi del commercio equo-solidale, come già il prefisso della parola, che rimanda all’equità, dovrebbe suggerire. «Ci sono moltissime produttrici e imprenditrici come Mino. Negli ultimi due anni abbiamo portato avanti diversi programmi in merito; l’ultimo, che si è appena concluso, “Equality”, è stato sviluppato assieme all’associazione Rocca di Bentivoglio di Bazzano: abbiamo registrato dei podcast assieme ad alcuni giovani volontari, nei quali sono state raccontate le storie di donne che nella loro vita hanno portato avanti azioni in favore della lotta per i diritti femminili».





La giustizia sociale parte da qui, ma c’è di più. Un oggetto con un percorso, con una vita precedente, unico nel suo genere e non prodotto in lotti è cosa rara. Non solo; ha anche un impatto ambientale decisamente ridotto. «Ovviamente tutti questi manufatti vengono realizzati secondo criteri ambientali, per la salvaguardia degli ecosistemi. I nostri articoli vengono dal sud del mondo, in particolare America Latina, Africa e Asia, ma anche da realtà sociali europee e italiane, locali».





La base di tutto questo è fare una scelta: Oltremare infatti ha più di 600 soci, molti dei quali sono clienti abituali. Chiunque può sostenerli attraverso la commissione di bomboniere, il servizio di catering, o il semplice acquisto. «Visti i tempi abbiamo avviato uno shop online sul nostro sito, così da poter fare gli ordini sia da ritirare in bottega sia a domicilio. Infine, per chi volesse impegnarsi attivamente, si può sempre diventare soci». Visto? Veloci ed efficienti. —


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