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Modena, non tolsero il secondo tumore risultato poi mortale: prosciolti


MODENA. Prosciolti a cinque anni dai fatti e a due dal decesso del paziente due medici della Chirurgia generale dell’ospedale di Baggiovara accusati di aver provocato lesioni all’uomo da loro operato che hanno poi portato a un suo stato irreversibile: non avrebbero agito tempestivamente per togliere il secondo tumore con gli anni risultato fatale. Alla morte del paziente, l’accusa era poi stata trasformata in omicidio colposo per entrambi. Ieri al termine della udienza preliminare il giudice Barbara Malvasi ha deciso il “non luogo a procedere”per entrambi i dottori, difesi dall’avvocato Andrea Mattioli. Il motivo è che il consulente medico ha dichiarato che non solo i due chirurghi avevano agito nel mondo adatto alla situazione - per quanto emergenziale fosse - ma che erano estranei alle cause che hanno portato al decesso.



La dolorosa vicenda medica finita in tragedia ha avuto inizio nel 2014, quando un modenese di 55 anni si è rivolto al pronto soccorso dell’ospedale di Baggiovara lamentando un dolore forte alla pancia. I medici lo hanno vistato stabilendo che si trattava di un’occlusione intestinale. Dopo accertamenti sempre al pronto soccorso, il paziente è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Operandolo, i medici hanno scoperto che nell’intestino c’era una formazione tumorale, subito tolta. Proseguendo i controlli e gli esami istologici, hanno scoperto che in fondo all’intestino, in un punto pericoloso, si trovava una seconda formazione probabilmente cancerogena. Dovevano operare subito anche a rischio di morte o era meglio proseguire le analisi in vista di un secondo intervento? I chirurghi hanno preferito la seconda ipotesi. Ma secondo il paziente questa prudenza si sarebbe rivelata fatale. Purtroppo, tempo dopo gli oncologi del Com hanno stabilito che non era più operabile. Il secondo tumore lo aveva condannato. Il paziente è morto nel 2017, ma è riuscito poco prima a presentare una denuncia contro i medici del primo intervento perché secondo la sua ricostruzione non l’avevano curato bene: nonostante avessero scoperto il secondo tumore, lo avevano congedato. Di qui l’accusa di lesioni che avrebbero poi reso irreversibile il tumore. Dopo il decesso il pm Claudia Natalini ha trasformato l’accusa in omicidio colposo a carico dei due chirurghi che lo avevano avuto in trattamento nei giorni del pronto soccorso.



Prima del rinvio a giudizio, era stata però disposta una consulenza tecnica: il pm aveva incaricato un medico legale di dare un giudizio sull’operato dei colleghi alla luce di quanto accaduto e della documentazione raccolta. Il responso è stato che gli interventi erano stati eseguiti correttamente, che non si poteva criticare la loro scelta prudente e che i due medici erano estranei agli sviluppi successivi e al decesso. Ieri il gip ha preso atto della relazione del perito e alla fine ha prosciolto i due medici dall’accusa di omicidio colposo. —