Modena.press

Tutte le notizie su Modena e dintorni

Cerca e leggi le ultime Notizie su Modena, Emilia Romagna e dintorni via Rss

News dai principali organi di informazione in costante aggiornamento

Modena, i segreti di “Officina Typo”, gli artisti dell’alfabeto


MODENA Vecchie cassettiere in legno dedicate ai grandi della letteratura e della musica, da Dante a Bob Dylan, che aiutano a destreggiarsi fra gli incalcolabili caratteri mobili racchiusi al loro interno, una piccola collezione di torchi a mano dove l’arte trova forma attraverso la pressione, bottigliette di colore, poster alle pareti, qualche gioco che aiuta i bambini a familiarizzare con l’alfabeto, libri e biglietti per i traguardi della vita, piccole pubblicazioni nate quasi per scherzo che nell’ultimo anno, in tempo di Covid-19, si sono rivelate salvifiche.



Modena e i suoi mestieri/1. Officina Typofoto da Quotidiani localiQuotidiani locali



C’è questo e tanto altro oggi nel laboratorio artigianale Officina Typo di via Giardini 464. «Si parte con qualche cassettiera e ci si ritrova così, che non bastano 170 metri quadrati – scherza Ebe Babini – siamo un collettivo familiare, abbiamo iniziato nel 2011 e l’idea è stata dei miei genitori».



Tutto comincia infatti dieci anni fa con Silvano Babini e Gina Paolini, conosciutisi molti anni prima in quella che definiscono “una delle più belle scuole d’Italia”: quella del Libro di Urbino. Diventati entrambi grafici e accomunati dall’amore per l’arte, nel tempo cominciano a raccogliere, un po’ per nostalgia un po’ per piacere, caratteri mobili e torchi fino a cominciare a “fare delle cose”.



«Un anno dopo che abbiamo iniziato si è aggregata anche nostra figlia, che come noi era rimasta affascinata da questo strumento di stampa antico – racconta Silvano Babini – io e mia moglie prima lavoravamo su commissione mentre ora siamo più liberi di fare quello che abbiamo sempre sognato e non eravamo mai riusciti a realizzare. La modernità c’è ed è nella mente, nell’impegnarsi creativamente con l’uso dei caratteri, dei corpi, delle carte, dei colori. La stampa a caratteri mobili è una magia: quattro pezzi di legno, un po’ di colore, un mattarello d’acciaio che ci passa sopra e lo stampato viene fuori. In un mondo frettoloso del tutto e subito, qui ci vuole pazienza. E il bello è che non serve la corrente elettrica, né un computer né tantomeno ingegneri californiani, questa tecnica si può usare anche in cima a una montagna».



Sono pochissimi oggi in Italia (circa una dozzina, due soli in Emilia-Romagna) a portare avanti questo mestiere semi-abbandonato. Già negli ’80 le fonderie smettono di produrre caratteri e così per coloro che decidono di recuperare la stampa tipografica, facendone un uso più artistico e meno commerciale di quello di una volta, la sfida diventa quella di recuperarli da vecchie tipografie dismesse. Sono quasi tutti in legno di pero tranne quelli molto piccoli (4-5 righe tipografiche) in metallo e le lettere sono le protagoniste assolute, accanto alla quale convivono fregi e mani. «Ogni carattere mobile ha una storia che racconta sulla carta attraverso i suoi segni – spiega Ebe Babini, che nel 2020 ha visto premiare un suo poster al concorso indetto dal celebre Hamilton Wood Type and Printing Museum Wisconsin, negli Usa – alcune lettere sono diventate nere con il tempo e con l’inchiostro, altre invece, più chiare, sono quelle che non venivano quasi mai utilizzate come la Y, la J e la Q. Le lettere non sono una cosa che sposti su un monitor ma un oggetto fisico che ha i suoi spazi, che cambia il modo di progettare e che, a volte, a causa della difficoltà di incastro, ti porta a sviluppare un progetto a cui non avresti mai pensato. Nella tipografia tutto ha una fisicità: margini, spazi, interlinee, persino i vuoti della pagina stampata sono pezzi da inserire nella forma, che deve essere sempre ben chiusa così da non far muovere i caratteri nel momento in cui ci passa sopra il rullo».



Ed è proprio la pressione il cuore della tipografia (non a caso in inglese si chiama Letterpress), che ha l’incredibile potere di stampare senza inchiostro ed è capace di aggiungere la terza dimensione, amica del tatto, a uno stampato. Un metodo lento, e per questo più costoso, che negli anni ha richiamato nel laboratorio studenti e curiosi (Officina Typo organizza anche corsi giornalieri) che si sono messi alla prova creando un proprio progetto.



«Non è un mestiere che fa diventare ricchi ma lo abbiamo sempre amato molto – confessa Silvano Babini, che quest’anno con la sua famiglia festeggia il decimo anniversario dell’attività – non siamo gli unici al mondo a valorizzare questa tecnica, abbiamo scoperto che nel nord Europa e negli Stati Uniti la stampa a caratteri mobili è stata preservata molto più che da noi e vede in campo molte donne». —



© RIPRODUZIONE RISERVATA

 


Modena.press condivide questi Contenuti utilizzando una Licenza