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Modena. Furto del Guercino in S.Vincenzo, il ladro patteggia due anni


MODENA. Due anni di reclusione con la condizionale. Questa la pena che Mustapha Tahir ha patteggiato davanti al giudice per il clamoroso furto del Guercino dalla chiesa di S. Vincenzo in corso Canalgrande nell'agosto del 2014.



L'uomo, difeso dai legali Domenico Ippolito e Luca Brezigar, che ha ammesso le sue responsabilità sarà libero, ma in caso di nuovi reati andrà in carcere a scontare l'intera pena per il quadro.





La “Madonna coi santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo”, tela di grandi dimensioni dipinta dal Guercino nel 1639, era stata rubata dalla Chiesa di San Vincenzo in circostanze misteriose tra il 10 e il 13 agosto 2014.



Come sempre, la chiesa di corso Canalgrande era rimasta aperta solo per la messa domenicale delle 11. Quattro giorni dopo il portone fu ritrovato aperto dallo stesso parroco (di San Biagio), don Gianni Gherardi. La pala, posta sopra un altare sulla sinistra all’ingresso, era sparita; restava un affresco sottostante. L’allarme non aveva suonato: l’antifurto, nuovo, era disattivato.





Partirono le indagini che rapidamente assunsero dimensioni internazionali. Il quadro venen ritrovato nel 2017 in Marocco, grazie a un collezionista che segnalò il tentativo di vendita.



Le indagini sul furto sono ancora aperte. Non si sono ancora scoperti i complici di Tahir e i committenti del furto





Ha 34 anni, Tahir ed  è un marocchino regolare in Italia. Lavorava come operaio carrellista alla Italpizza. Tranne un ritiro di patente per guida in stato di ebbrezza tanti anni fa e un’occupazione, non ha mai avuto problemi. Insomma, uno fuori dall’attenzione delle forze dell’ordine. Eppure ha avuto l'ardire di compiere il  clamoroso furto. Avrebbe rubato la tela con altri complici, lui l’avrebbe piegata e nascosta dentro un tappeto. Per queste attività è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione. Un reato grave in Marocco: se colpevole, rischia fino a vent’anni di carcere in patria. Ma nonostante la richiesta del marocco la Corte d'Appello italiana aveva respinto la richiesta in attesa del processo in Italia