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Mirandola. Rossella, dipendente Haemotronic, uccisa nella sua casa di Bondeno. Il compagno portato in carcere, troppe contraddizioni nell'interrogatorio


Mirandola. Rossella Placati, 50 anni, è stata uccisa nella notte tra domenica e ieri nella sua casa di via Borgo San Giovanni all’entrata del paese, a pochi chilometri da Finale Emilia. A trovarla, ormai senza vita, il compagno Doriano Saveri, 45 anni, che ha dato l’allarme attorno alle 8 di ieri mattina. Al momento l’unica certezza è che la vittima è stata colpita alla testa più volte con un oggetto e la violenza è stata tale da fracassare il cranio e farla morire molto probabilmente sul colpo.



L’allarme



Alle 8.15 di Saveri, poi a lungo interrogato, ha denunciato il decesso. I due vivono insieme, ma l’uomo avrebbe passato parte della notte fuori e solo al suo rientro ha trovato il corpo della compagna, ormai senza vita, in bagno e in un lago di sangue. Il 45enne si è quindi rimesso in macchina ed è andato direttamente in caserma a Bondeno: ha avvertito i carabinieri di quanto visto e i militari hanno chiesto l’intervento del 118; l’ambulanza è arrivata poco dopo assieme ad una pattuglia e a Saveri. I sanitari non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.



Inutili i soccorsi



I militari di Cento, coordinati dal pubblico ministero Stefano Longhi, hanno dato il via alle indagini assieme ai colleghi della Scientifica, impegnati sui rilievi in attesa dell’arrivo dei medici legali, facendo passare al vaglio tutti gli oggetti presenti in casa e cercando di ricostruire la dinamica, partendo dalla posizione in cui è stata trovata la vittima. La squadra ha lavorato nell’appartamento per otto ore circa, dando l’autorizzazione a portare via il corpo alle 15.30 quando è arrivata la prima certezza: Rossella Placati è stata colpita a morte, le ferite non sono compatibili con il suicidio e tantomeno con una caduta accidentale.



L’oggetto con cui la donna è stata uccisa sarebbe stato trovato all’interno dell’abitazione, ma gli inquirenti non si sbilanciano. L’assassino l’avrebbe colpita con forza, più volte e sempre alla testa.



I figli



Ad avvertire la famiglia della vittima una vicina che ha chiamato la sorella Daniela. «Le ho detto che c’erano i carabinieri davanti casa, di venire subito e lei si è precipitata. Non avevamo ancora capito, pensavo stesse male. Nessuno voleva dirci niente e sinceramente non abbiamo pensato subito al peggio anche se la presenza dei carabinieri ci è parsa strana». Intanto sono stati chiamati anche i due figli, Nicolò e Vanni Orlando, arrivati assieme al padre Giuseppe, primo marito della vittima. I tre sono rimasti dentro per circa un’ora e poi si sono diretti in caserma, a disposizione degli inquirenti assieme anche ad altri parenti e naturalmente al compagno che ha dato la sua versione dei fatti e che è stato ascoltato a lungo.



In casa



I medici legali hanno iniziato a lavorare verso le 12, solo a quel punto il corpo della donna è stato analizzato e sono state riscontrate ferite mortali solo alla testa. Una, in particolare, sarebbe molto più profonda delle altre. Sarà l’autopsia a stabilire se la 50enne è morta sul colpo oppure se ha perso conoscenza ed è deceduta qualche ora dopo, così da capire anche se si sarebbe potuta salvare se i soccorsi fossero stati chiamati in tempo.



Il borgo



Dopo gli ultimi rilievi anche gli uomini della scientifica hanno lasciato l’abitazione mentre i carabinieri hanno chiuso e messo i sigilli su porte e finestre per tornare in caserma.



Una mattinata lunga e piena di dolore quella di ieri nel piccolo borgo San Giovanni, dove tutti conoscevano Rossella ma in realtà nessuno sapeva più nulla della sua nuova vita. La donna forse ha gridato, chiesto aiuto o forse non ne ha avuto nemmeno il tempo. Comunque sarebbe stato difficile sentirla perché la casa dove abitava è libera su tre lati mentre il quattro confina con un’abitazione vuota e in vendita. —



 


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