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Le “radici” del Drake e il duello con Maserati Così inizia l’avventura






MODENA. «Una terra di rivoltosi, di gente non tranquilla, sangue e cervello sono qui bene uniti per fare tipi d’uomini ostinati capaci e ardimentosi, le capacità che ci vogliono per fare i bolidi».



A chi si chiede come sia possibile che in un lembo di terra di pochi chilometri possano concentrarsi così tante eccellenze del mondo dei motori risponde Enzo Ferrari con una descrizione che da sola regala un’immagine unica dell’Emilia e della sua gente. Di cui il Drake è simbolo e ispiratore, perché senza di lui la Motor Valley non sarebbe mai esistita.



«Perché lui, Enzo, è leggenda prima ancora delle Ferrari», sottolinea Luca Dal Monte, giornalista e storico dell’auto, grande studioso del Cavallino.



«Non si può parlare di Motor Valley senza risalire agli anni prima della Seconda guerra Mondiale. Nel 1920 Ferrari entra all’Alfa come quarto pilota. Era al Portello a Milano. Ad agosto del 1920 fonda la carrozzeria Emilia, che poi fallisce nel ’22. Enzo non la fonda a Milano dove probabilmente non sarebbe fallita, ma la fa a Modena, perché è qui che ha le radici. Il suo senso di appartenenza è una caratteristica che lo contraddistingue. Dirà il Drake in futuro: “Ho lavorato all’estero, ho alzato gli occhi al cielo e non lo riconoscevo”».



E così, come la carrozzeria Emilia, anche la Ferrari nel 1929 viene fondata da Enzo nella sua amata terra, Modena. Eppure una sola casa, seppur illustre, non sarebbe sufficiente a fare la storia. Ne serve un’altra, la sua antagonista.



«Nel 1914 i fratelli Alfieri Maserati, nati a Voghera e originari di Piacenza, creano l’omonima carrozzeria a Bologna. Nel 1937 Adolfo Orsi - spiega Dal Monte - la acquista e la sposta nel 1939 a Modena. Esattamente dove si trovano ora gli stabilimenti del Tridente».



Questo il secondo passaggio decisivo per la Motor Valley: «Modena comincia così ad avere due delle realtà più importanti a livello internazionale. La Fiat e l’Alfa non corrono più o si affidano a Ferrari. Modena è l’epicentro del mondo sportivo. Maserati e Ferrari si fanno da pungolo, si crea una sana competizione tra le due case, i cui rapporti sono pessimi. Maserati costruiva già le sue auto, il Drake inizia nel ’40. L’apice viene raggiunto negli anni ’50: c’è un momento in cui in alcuni Gran Premi metà delle macchine al via sono Ferrari, l’altra metà Maserati. Non ci sono né Mercedes, né inglesi, le francesi sono pochissime. Modena è la capitale dell’automobilismo internazionale».



Formula 1, velocità, competizione. Ma c’è molto di più: «Le due aziende creano un indotto straordinario, i cosiddetti battilastra. A Modena già c’erano carozzerie come Orlandi o Stanguellini, ma con Ferrari e Maserati le maestranze artigianali aumentano. Qui si crea quel know how che poi porterà un certo Horacio Pagani a scegliere Modena come sede della sua azienda: perché andare altrove se qui ho gli ingegneri e le conoscenze migliori? Stesso discorso per Romano Artioli con Bugatti: scelse Campogalliano, non Milano».



Tradizione, che però ha saputo guardare al futuro: «Enzo, nella sua grandezza, capì il valore della formazione e fondò una scuola per farsi in casa i meccanici. Ora, invece, abbiamo l’università di Modena e Reggio Emilia che sta portando avanti un lavoro straordinario valorizzando ancora di più quello che è il valore aggiunto della Motor Valley».



Una terra adatta a uomini ostinati e ardimentosi, come diceva il Drake. —