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Le pratiche d’accoglienza migranti dell’AUSL reggiana prese ad esempio dall’OMS

L’approccio “Migrant-friendly” dell’AUSL-IRCCS di Reggio Emilia è stato inserito fra le buone pratiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’OMS ha infatti di recente pubblicato il Compendium of health system responses to large-scale migration in the WHO European Regionche raccoglie, tramite una mappatura delle buone pratiche esistenti nei diversi Paesi europei, la risposta dei servizi sanitari alle sfide della migrazione internazionale.


In tutt’Europa sono state selezionate undici di queste pratiche che sono state elencate nel Compendium sotto forma di casi di studio, affinché possano essere prese come modello anche da altri Paesi. Tra gli undici esempi di servizi sanitari europei che rispondono ai bisogni dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti europei spiccano due casi in Italia: il piano di contingenza implementato in Sicilia e l’approccio migrant-friendly dell’AUSL-IRCCS di Reggio Emilia.


Le due buone pratiche italiane – che sono state studiate ed elaborate nella pubblicazione dell’OMS da Antonio Chiarenza, responsabile dello Staff Ricerca e Innovazione dell’Ausl Irccs di Reggio Emilia – affrontano due fasi molto diverse del processo migratorio: quella immediatamente successiva al viaggio, in Sicilia, e quella di transito/destinazione, in Emilia-Romagna. Ciascuna fase del processo di migrazione riflette anche problemi di salute differenti.


Viaggi in condizioni pericolose, attraverso zone di conflitto e ambienti ostili, lesioni, disidratazione, carenze nutrizionali, esposizione al sole, annegamento sono alcuni dei problemi legati alla fase del viaggio e che vengono affrontati nella prima accoglienza con il piano di Contingenza adottato in Sicilia nel 2014. Tuttavia, è durante la fase di destinazione che emergono alcuni degli effetti cumulativi sulla salute delle fasi precedenti. Non è raro che i migranti abbiano difficoltà a comprendere i sistemi sanitari locali, a identificare e raggiungere i servizi sanitari, ritardando così o evitando le cure mediche, anche quando è necessario. La risposta strutturale e non emergenziale ai problemi organizzativi e ai bisogni della popolazione immigrata è stata riconosciuta essere il punto di forza del modello assistenziale adottato dalla AUSL di Reggio Emilia che è stato per questo selezionato e incluso nella pubblicazione.


La creazione di una strategia globale, che ha coniugato lo sviluppo organizzativo alla predisposizione di interventi mirati, rappresenta il punto di forza di questo modello. Tale strategia comprende una serie di interventi coordinati a sostegno dei servizi per i migranti, tra cui il Centro per la Salute della Famiglia Straniera; la mediazione linguistico-culturale; l’informazione ed educazione sanitaria dei migranti; la formazione degli operatori sanitari; e partenariati e reti volti a promuovere azioni intersettoriali e la partecipazione della comunità immigrata. Questi interventi sono sottoposti a verifica attraverso l’utilizzo di standard e strumenti di valutazione appositamente sviluppati.