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L'INCHIESTA/ Boom modenese dei “quota cento” , ma si rischia di pagare un conto salato




La corsa a quota 100 rischia di provocare disservizi nel settore pubblico. È la Cgil a lanciare l’allarme alla luce dei primi dati Inps: le domande a Modena sono passate in due settimane da 303 a 660. Intanto l’Inps, che deve gestire la misura, rischia di trovarsi in difficoltà: «Se ne andranno in dieci ma il lavoro crescerà del 400%».



CORSA A QUOTA 100: BOOM DI RICHIESTE MA L'INPS E' IN DIFFICOLTA'



 La corsa al pensionamento con quota 100 rischia di provocare forti disservizi nei settori cruciali del servizio pubblico modenese a partire dalla scuola e dalla sanità. A suonare il campanello d’allarme è la Cgil alla luce dei primi dati che registrano un crescente interessamento del pubblico impiego all’ipotesi di un’uscita anticipata.

Sono 660 le domande complessive (pubblico, privato e autonomi) di pensionamento con Quota 100 presentate dai residenti della provincia di Modena, pari al 15,93% delle 4.142 richieste provenienti dall’intera Emilia-Romagna. In Cgil i segretari confederali sono in allerta perché temono uscite di massa nei settori nevralgici di sanità e scuola già duramente colpiti dalla cura dimagrante degli ultimi tempi.





E poi c’è il paradosso che vede la sede stessa dell’Inps di Modena rischiare il rallentamento delle pratiche pensionistiche per la carenza di personale a seguito dell’uscita anticipata di 10 dipendenti, proprio “grazie” a Quota 100: «È l’esempio significativo degli effetti di questo decreto sul pubblico impiego che, nel caso degli uffici dell’Inps, vedrà l’aumento esponenziale di lavoro e la riduzione del personale – rileva Tamara Calzolari, membro della segreteria Cgil Modena – Sono 180 i dipendenti dell’Inps nel modenese, una decina ha optato per Quota 100, la misura che proprio in queste sedi lavorative comporterà un aumento del lavoro quasi fino al 400 per cento da affrontare con meno personale. La legge di bilancio blocca infatti le assunzioni nel pubblico impiego fino a novembre».



REDDITO CITTADINANZA QUOTA 100 CDM





È questo il nodo che maggiormente preoccupa sulla tenuta dei servizi, ovvero l’uscita sicura del personale e l’incertezza sulle nuove assunzioni, che si sa già essere bloccate: «Poi ci sarà l’espletamento dei bandi di concorso, le chiamate, l’inserimento, ma nel frattempo bisognerà continuare ad offrire servizi alla comunità – prosegue Calzolari – Stiamo parlando di servizi erogati dalle persone, non dalle macchine, e dunque con meno personale la qualità cala e se nel caso dell’Inps può significare il rallentamento delle pratiche come pensioni e indennità di disoccupazione, si può immaginare cosa significhi per sanità e scuola, soprattutto della prima infanzia, già provate dalla spending review degli ultimi tempi».



Scuola e sanità sono infatti i settori del servizio pubblico che destano maggiori preoccupazioni, i segretari confederali della Cgil temono «uscite massicce» e da giorni sono a fare i conti su quali potrebbero essere i possibili scenari.





D’altronde Modena è la seconda provincia (dopo Bologna che registra 992 richieste) con il maggior numero di domande presentate, numeri destinati sicuramente a crescere e che di fatto hanno già subito un’impennata, con istanze passate da 303 a 660 in due settimane, dunque più che raddoppiate: «Nel settore pubblico chi ha i requisiti preferisce andare in pensione – conferma Calzolari – Bisogna capire che questa è una manovra sperimentale che vale solo 3 anni, per molti è un treno che passa una solta volta».





Le domande pervenute all’Inps sono di lavoratori che hanno requisiti certi, le richieste nel 90 per cento dei casi partono dai patronati che di fatto eseguono una prima scrematura tra aventi diritto e non. In molti sono soltanto in attesa di capire a quanto ammonterebbe l’assegno mensile che, secondo le varie analisi, potrebbe subire una riduzione dal 10 al 20 per cento rispetto a quello che verrebbe percepito seguendo l’iter pensionistico della legge Fornero.





Nel privato chi ha maturato i requisiti al 31 dicembre 2018 può lasciare il lavoro dal 1° aprile, nel pubblico occorre aspettare il 1° agosto, mentre eventuali assunzioni potranno essere valutate solo dal 1° novembre.

Su quota 100 il messaggio lanciato al governo è unitario ed è stato espresso, a livello nazionale, anche con una manifestazione congiunta delle tre sigle sindacali: «È una manovra che non dà risposte alle questioni poste dal sindacato, dai giovani precari a chi ha carriere discontinue come le donne – conclude Calzolari – È chiaro che una risposta flessibile a chi intende uscire dal lavoro va data, ma è necessario mettere in piede dei correttivi e salvaguardare i servizi essenziali resi dagli enti locali, che hanno già pagato il prezzo più alto per il taglio al personale».



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FINESTRE DIFFERENZIATE PUBBLICO E PRIVATO



Per quota 100 si intende la misura voluta dall’attuale governo Conte che consente a lavoratori dipendenti e autonomi di andare prima in pensione rispetto alle norme vigenti (legge Fornero). I requisiti base sono almeno 62 anni di età e anzianità contributiva non inferiore a 38 anni.

È una misura sperimentale in vigore fino al 31 dicembre 2021, dunque – fatto salvo modifiche – sarà valida per soli 3 anni e prevede alcune distinzioni tra lavoratori: i privati che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre possono lasciare il lavoro dal 1 aprile 2019, mentre chi li matura a decorrere dal 1 gennaio consegue il diritto al trattamento pensionistico trascorsi 3 mesi dalla maturazione dei requisiti.

Si tratta della cosiddetta “finestra”, diversa invece per i lavoratori pubblici che – una volta maturati i requisiti – possono lasciare il lavoro 6 mesi dopo (e comunque non prima del 1 agosto).

Chi ha già invece maturato i requisiti, lascia il lavoro dal 1 agosto. Il personale della scuola consegue il diritto alla pensione a decorrere dal 1 settembre e dal 1 novembre dell’anno di maturazione dei requisiti.



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L'ESPERTO: "A PAGARE IL CONTO SARANNO I GIOVANI"



 A pagare per quota 100 saranno i giovani. Non ha dubbi Massimo Baldini, docente di Scienza delle Finanze al dipartimento di Economia “Marco Biagi” dell’Università di Modena e Reggio Emilia.





Professor Baldini, la misura quota 100 sta entrando nel vivo. Che idea si sta facendo?

«L’impressione, guardando il dato nazionale, è che le prime domande riguardino persone che hanno perso il lavoro o lavoratori agricoli stagionali che trovano conveniente la pensione senza bisogno di conti complessi. Nel 2019 in Italia potrebbero fare domanda di pensionamento 300 mila persone in più e dalle stime sembra che la suddivisione per categorie riguardi il 50% lavoratori privati, il 30% dipendenti pubblici e il 20% autonomi».





E questo cosa comporta per ciascun settore?

«Per i lavoratori autonomi l’impoverimento di servizi, perché si tratta di figure come ad esempio negozianti o artigiani che probabilmente faranno fatica a tramandare l’attività, quindi ci sarà una perdita secca anche perché molti giovani ormai non sembrano più interessati al lavoro autonomo, ma puntano soprattutto al lavoro dipendente, pubblico o privato».





E nel pubblico che succederà?

«Fino a novembre la legge di bilancio blocca le assunzioni, dopo si vedrà e nel frattempo chi ha maturato i requisiti andrà in pensione lasciando il posto. Il saldo netto sarà, almeno immediatamente, negativo».





La Cgil Modena ha lanciato un grido di allarme sul rischio disservizi in settori cruciali, come sanità e scuola per le uscite massicce e il mancato ricambio almeno fino a novembre. Le sembra esagerato?

«Mi sembra una possibilità concreta. Anche perché, se ci sarà bisogno di una manovra correttiva sui conti pubblici, non è chiaro quante assunzioni si potranno fare. La natura temporanea di quota 100 e le incertezze sul deficit possono spingere gli interessati ad affrettare le uscite concentrandole nei prossimi mesi».





Anche nel settore privato, che comunque non ha vincoli legati alla legge di bilancio, il saldo netto entrate/uscite sarà negativo?

«Qui nel breve periodo qualcosa potrebbe accadere, anche perché i giovani hanno un costo più basso e una possibile sostituzione nelle aziende ci sarà, ma di certo sarà molto al di sotto del rapporto 1 a 1. Bisogna anche tenere conto che quota 100, così come il reddito di cittadinanza, è finanziata in deficit e questo crea incertezza e se c’è incertezza le aziende investono poco, anche a danno dell’economia locale, e il modenese non fa eccezione. Cosa succederà da qui a sei mesi è un punto interrogativo».





C’è almeno una certezza?

«Sì, ed è che una politica economica prudente non avrebbe fatto né reddito di cittadinanza né quota 100. Sono misure che costano molto (circa 40 miliardi in soli tre anni) e quella sui pensionamenti è anche sperimentale, per cui potrebbe riguardare soltanto i nati fino al 1959, se non ci saranno risorse per rifinanziarla. Oltre al fatto, poi, che mentre studi mostrano come i sessantenni di oggi siano in salute come i quarantenni di qualche decennio fa, in Italia li mandiamo in pensione e questo, oltre ad essere costoso, è sbagliato. Esiste già la possibilità del ritiro anticipato per chi fa lavori pesanti, e la maggioranza lavora nei servizi. Tutto il costo di quota 100 si scarica sui giovani».



IL COMUNE PREPARA IL PIANO B CON ASSUNZIONI A TEMPO



Il Comune di Modena si dice pronto ad intervenire con un piano straordinario di assunzioni a tempo determinato nel caso in cui ci fossero uscite massicce dal pubblico impiego a causa della riforma delle pensioni. I tecnici di Piazza Grande stanno monitorando attentamente i possibili effetti di quota 100 soprattutto in quei settori nevralgici dell’amministrazione che riguardano i servizi alle persone: ad oggi sono 17 i dipendenti comunali di Modena che hanno presentato domanda di pensionamento avendo i requisiti richiesti dalla manovra del governo gialloverde.

E così – inclusi coloro che hanno invece soddisfatto i requisiti della legge Fornero – sono in tutto 39 le uscite complessive dal lavoro confermate per il pubblico impiego. Ma si tratta di numeri destinati comunque ad aumentare vista la costante crescita del trend di istanze presentate all’Inps ogni settimana.

Si tratta di profili e settori diversi, che riguardano dunque vari servizi offerti dal Comune e tra questi anche quello delle scuole, una vera e propria patata bollente secondo la Cgil che teme una débâcle tanto da far suonare un primo campanello di allarme assieme al comparto sanità.



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Ma le prime reazioni da Piazza Grande sono rassicuranti: «Stiamo monitorando la situazione, in particolare per ciò che riguarda i servizi alla persona, come è il caso della scuola – garantisce il sindaco Gian Carlo Muzzarelli – e qualora se ne ravveda la necessità siamo pronti anche ad assunzioni a tempo determinato, se si verificassero pensionamenti improvvisi in numero rilevante o non dovessimo disporre di graduatorie valide per procedere alle sostituzioni».

Insomma, ad oggi la situazione non sembra da codice rosso, ma un piano B sarebbe comunque pronto nel caso di una escalation di domande per quota 100 in settori nevralgici per la tenuta del sistema, come ad esempio la scuola.

«Le domande, in ogni caso, vanno presentate sei mesi prima, quindi c’è il tempo per programmare gli interventi che si rendessero necessari» assicura il sindaco che all’ipotesi di rischiare guasti alla macchina comunale a causa di quota 100 non vuole minimamente pensarci; da qui il piano straordinario di assunzioni a tempo determinato pronto a varare in caso di emergenza.

Dai primi dati forniti da Comune la situazione sarebbe comunque sotto controllo nelle scuole che registrano ad oggi 5 pensionamenti di cui 2 per effetto di quota 100. L’anno scorso tra insegnanti ed educatori furono 12 le uscite complessive.



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LE IMPRESE DEL TERRITORIO TEMONO LA FUGA DI FIGURE CHIAVE



«Più che i pensionamenti di chi raggiunge quota 100, ciò che preoccupa è l’incertezza economica che naturalmente non è una spinta allo sviluppo e agli investimenti»: a tracciare una prima analisi dello scenario che vedrà coinvolti gli industriali modenesi nel tormentone quota 100 è Marco Arletti, fondatore con il padre Giovanni dell’azienda di famiglia Chimar, presidente di CBM e delegato aggiunto alla filiera Mobilità e Logistica di Confindustria Emilia.





I possibili pensionamenti anticipati pare non preoccupino più di tanto gli imprenditori modenesi, non sembrerebbero infatti prefigurarsi uscite massicce di personale dalle aziende del territorio e considerando l’allarme che da tanto Confindustria Emilia - Area Centro lancia sulla difficoltà a reclutare nuovo personale specializzato a livelli elevati, è quasi un bene: «Abbiamo attivato diversi programmi con le Università proprio per favorire la crescita di figure specializzate che il mercato del lavoro fatica a trovare – sottolinea Arletti – Operai specializzati in ambito meccanico, nell’Ict, ingegneri meccanici o gestionali sono contesi con i denti dalle aziende, e questo è un problema per il nostro territorio che quota 100 potrebbe addirittura aggravare».





Il timore è infatti che figure chiave per le aziende possano andare via, creando un vuoto quasi incolmabile per la produzione, mentre l’uscita anticipata di altro personale, magari meno qualificato, non farebbe scattare in automatico l’ingresso di nuova forza lavoro. Insomma, nessun rapporto 1 a 1: «Quota 100 arriva in un clima economico di incertezza e questo non è un incentivo per le aziende a rimpiazzare tutte le figure che optano per il pensionamento, non si fanno assunzioni quando il lavoro cala – evidenzia Arletti – Non è dunque una misura utile per le imprese, le risorse stanziate potevano essere utilizzate riducendo il cuneo fiscale e aumentando il potere di acquisto delle famiglie».





In sintesi: nessun boom economico. E nessun aumento dell’occupazione. «Il lavoro va creato – conclude Arletti – e l’unico modo per crearlo è fare in modo che le imprese si sviluppino, mentre il preannunciato ricambio che indubbiamente alle imprese può fare bene, doveva essere concepito diversamente». E così gli effetti di quota 100 sulle imprese potrebbero anche non esserci, e questo paradossalmente potrebbe essere anche “positivo” considerando il timore di perdere figure chiave, mentre il preannunciato ricambio potrebbe invece ritardare, a meno che non si tratti di assumere personale altamente qualificato che comunque oggi sarebbe assunto lo stesso. Con o senza quota 100. —