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Il terremoto a San Felice. Crollo Meta, risarcite le vittime Usciranno dal processo penale


SAN FELICE. Gli imputati del processo Meta con le loro assicurazioni risarciranno le famiglie delle tre vittime.. Un colpo di scena atteso e auspicato per mesi. Di fatto “sbloccato” dalla recente sentenza del giudice civile e dall’istruttoria del dibattimento penale che hanno reso più complesse le posizioni dei quattro “alla sbarra”, il sindaco Alberto Silvestri, il capo dell’ufficio tecnico comunale Daniele Castellazzi, il titolare della Meta Paolo Preti e il tecnico cui Preti si era affidato per l’agibilità dell’azienda durante le scosse sismiche del maggio 2012, geometra Claudio Terrieri.



Con il risarcimento, si ritireranno le parti civili costituite al processo penale in corso a Modena, davanti al giudice monocratico, dottoressa Siena. Una mossa che alleggerisce la strada alle difese dei quattro, imputati per concorso in omicidio colposo plurimo, concorso in abuso edilizio e (solo per il sindaco e Castellazzi) concorso in falso, per aver “taroccato” il fascicolo, nel tentativo di scagionare il Comune dalle indagini.



La novità dei risarcimenti è emersa ieri in tribunale, quando le parti hanno chiesto il rinvio dell’udienza.



Ufficialmente per un impedimento del sindaco Silvestri.



Ufficiosamente (perché tutti non vogliono confermare in questa fase delicata) per la necessità di definire - nero su bianco e con i bonifici - gli ultimi dettagli dell’accordo siglato con una stretta di mano in settimana. Nell’accordo, finalmente, anche il Comune, con la sua assicurazione, accetta di risarcire le vittime.



Era un passo indispensabile, complicato da diatribe tecniche e tattiche tra le imprese assicuratrici coinvolte e dalla circostanza che un risarcimento può rappresentare una implicita ammissione di colpa.



Senza il concorso del Comune, infatti, non c’erano i numeri (gli euro), per soddisfare le parti civili. Le Generali (compagnia di Meta), garantivano infatti un massimale complessivo di un milione di euro, da contratto. Di più non avrebbero sborsato. Terrieri, per parte sua, non aveva una assicurazione. Ma la sentenza del giudice civile che a dicembre per tre famigliari di una sola delle vittime (l’operaio Mohamad Azarg) ha stabilito 750mila euro complessivi, ha rappresentato un pesante punto fermo.



Contro quella sentenza i tre citati a giudizio (Preti, Terrieri e le Generali) hanno ricorso in appello. Ma nel frattempo si sono intensificate le trattative per convincere l’assicurazione del Comune ad accollarsi la sua parte. E alla fine, con uno sconto rispetto al “quantum” della sentenza civile, tutti verranno risarciti.



Il Comune metterà circa un milione, cui si aggiungeranno cifre pagate di persona da Preti e da Terrieri. Saranno così risarciti anche moglie e figli di Kumar Pawan, 31 anni, l’altro operaio morto nel crollo del 29 maggio, nel frattempo tornati in India. E anche i famigliari dell’ingegner Gianni Bignardi, 55 anni, di Mirandola, che quel tragico giorno stava effettuando un sopralluogo per verificare che l’agibilità provvisoria dello stabilimento firmata da Terrieri e accettata dal Comune fosse corretta. Invece la scossa delle 9.30 demolì una parte della Meta, come è stato già spiegato nelle testimonianze, negli interrogatori e negli atti del processo penale.



Racconti drammatici, come quello di Giovanni Remondi, socio di Preti, e degli stessi Preti e Terrieri, che si salvarono per caso, l’ultimo correndo più forte, i primi due inciampando poco prima della trave che cadendo ha ucciso Bignardi.



Con l’uscita di scena delle parti civili, non parleranno i loro agguerriti consulenti di parte, togliendo “fuoco alleato” al pm Luca Guerzoni, anche se interrogatori e testimonianze (alcune delle quali palesemente reticenti e in un caso “eccellente” pure falsa) hanno fornito all’accusa tanti elementi utili. Si vedrà. L’udienza è stata aggiornata a metà febbraio, con o senza parti civili. —



Alberto Setti



 


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