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«Il diploma magistrale non basta più» A Modena 250 maestri perderanno la cattedra






MODENA. Il possesso del solo diploma magistrale non basta. E in queste ore molti docenti della nostra provincia stanno facendo i conti con la perdita del ruolo e con l’esclusione dalla graduatorie provinciali. Si calcola, stime Cisl che potrebbero essere sottostimate, di un problema per almeno 600 docenti in tutta la provincia. Nello specifico queste persone verrebbero immediatamente espulse dalla graduatorie a esaurimento, e di questi 250 (e solo per le primarie) insegnanti perderebbero la cattedra di ruolo, ottenuta negli ultimi tre anni grazie a provvedimenti giudiziari, ora rimessi in discussione.



La doccia fredda per migliaia di maestre e maestri di scuola primaria e infanzia arriva con due sentenze, tanto attese e altrettanto temute, dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato. Secondo i giudici amministrativi il diploma conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 non costituisce titolo sufficiente per l’inserimento nelle Gae, le graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo, da cui l’amministrazione attinge per gli incarichi annuali e per le immissioni in ruolo.



Le sentenze arrivano al termine di processi che si sono resi necessari a seguito di un’ordinanza della Sesta Sezione, la quale, non convinta dell’orientamento assunto dalla stessa Adunanza Plenaria a dicembre 2017 in ordine alla possibilità o meno di inserimento nelle Gae dei possessori di diploma magistrale conseguito entro il 2002 (quando ancora non era richiesta la laurea in Scienza della formazione primaria), ha sollecitato una rimeditazione della questione, anche alla luce delle norme emanate con il decreto legge 87 del 2018.



Ma il decreto, emesso dal governo in carica, secondo i giudici “non ha affatto riconosciuto valore abilitante ex se al diploma magistrale, ma ha anzi ribadito la necessità di superare un concorso per accedere ai posti di insegnamento. Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, nell’autunno scorso ha infatti bandito un concorso straordinario. Sono state oltre 42 mila le domande di partecipazione presentate mentre le istanze totali, considerando chi ha presentato la propria candidatura sia per la primaria che per il sostegno, sono oltre 48 mila.



Ma che cosa succederà ai docenti, quasi tutte donne, che erano passate di ruolo grazie alle sentenze positive del 2017 e a coloro che sono in servizio con incarico annuale? Quanto alle sentenze passate in giudicato prima dell’Adunanza Plenaria del 2017, favorevoli all’inserimento dei diplomati magistrali nelle Gae, il Consiglio di Stato ha chiarito che i relativi effetti rimangono circoscritti alle sole parti di quei giudizi. Quindi gli interessati – ma solo loro – non perderanno il ruolo. Invece ai maestri a cui in questi mesi è stata notificata una sentenza negativa, il contratto di lavoro non sarà risolto immediatamente, ma verrà trasformato in contratto a tempo determinato fino al 30 giugno prossimo. Questo sia non intaccare la continuità didattica sia per non mettere in difficoltà economica i docenti interessati. I docenti sconfitti potranno accedere alle graduatorie d’istituto e ai concorsi. «Gli spazi per gestire attraverso il contenzioso amministrativo una questione molto controversa – commenta Lena Gissi, segretaria Cisl Scuola – devono dunque considerarsi chiusi. La Cisl si è spesa per trovare una soluzione in sede politica, anziché affidarsi solo alle decisioni dei tribunali, per loro natura imprevedibili e mai come in questo caso altalenanti e contraddittorie». È caustico invece Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, il sindacato promotore dei ricorsi: «È una sentenza sconcertante – spiega – Proseguiremo la nostra battaglia al fianco di tutti i docenti in possesso di abilitazione ed esclusi dal doppio canale di reclutamento». Il 12 marzo la Corte di Cassazione emetterà un’ulteriore sentenza sul medesimo caso, e non è detto che la questione non venga nuovamente rimessa in discussione. —