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Il cardinale Camillo Ruini ha festeggiato il suo 88esimo compleanno


La grande e mai sopita passione per l’insegnamento e la riflessione sulle grandi tematiche filosofiche sono una costante del cardinale Camillo Ruini. Il tradizionale appuntamento romano con gli amici reggiani per il suo compleanno – quest’anno sono 88 – è stata occasione per due lezioni magistrali il pomeriggio di sabato 16 e la mattina di domenica 17 febbraio alla casa “Bonus Pastor”.


La prima ha riguardato “L’uomo misura di tutte le cose”, con una puntuale analisi del rapporto tra umanesimo, scienza e religione.L’altra ha focalizzato il significato storico e politico delle radici cristiane dell’Europa.


Con grande chiarezza espositiva e aggiornata conoscenza delle più recenti pubblicazioni in materia “don Camillo” ha condotto gli ascoltatori – che lo hanno avuto come sicuro “maestro e amico”nei Laureati Cattolici, in Azione Cattolica e negli Studenti Democratici presso il Centro Giovanni XXIII – in un percorso assai impegnativo quanto coinvolgente.


Il forte interesse del cardinale per la filosofia è emerso nettamente dalle due dense relazioni, accompagnate da un ampio e articolato dibattito.


A proposito dell’uomo misura di tutte le cose – la trattazione era partita da Protagora –  don Camillo ha ricordato che Giovanni Polo II nell’enciclica “Dives in misericordia” indica una pista interessante affermando che non bisogna contrapporre, ma unire la centralità dell’uomo e la centralità di Dio. “In concreto l’uomo, la sua conoscenza e tutte le sue capacità vivono nella storia, sono sempre condizionate dalle circostanze. Nello stesso tempo l’uomo e la sua intelligenza sono animati da un dinamismo illimitato, che si esprime nell’apertura del nostro interrogarci. Questo dinamismo è orientato alla verità e al bene, cioè a conoscere la realtà e a godere di essa. Si tratta dunque di tenere insieme verità e storia”.


Analizzando diffusamente il tema delle radici cristiane dell’Europa, il cardinale ha focalizzato le due maggiori interpretazioni della crisi della civiltà europea: quella piuttosto “biologica” e deterministica, proposta da O. Spengler nel libro Il tramonto dell’Occidente, e quella improntata invece alla caratteristica specificamente umana della libertà (per cui la crisi sarebbe reversibile) proposta da A.J. Toynbee nella sua Storia comparata delle civiltà.


Gli esiti terribili di tale crisi hanno segnato il XX secolo, il “secolo breve”, con l’epoca delle ideologie totalitarie, che oggi può sembrare una tragica parentesi della storia europea, ma che in realtà ha lasciato tracce profonde. Tra queste soprattutto l’idea che non ci siano valori indipendenti dagli scopi di costruzione di una “nuova umanità”, che dovrebbero essere conseguiti con la realizzazione storica dell’ideologia. Così la persona umana diventa uno strumento, e non necessariamente un fine; analogamente la verità e il bene morale vengono tendenzialmente ridotti a strumenti: si tratta di un vero capovolgimento dei valori fondanti della civiltà europea e del cristianesimo. Oggi questo capovolgimento viene giustificato dal relativismo e dallo scientismo naturalistico e si esprime soprattutto nella tendenza ad applicare all’uomo le biotecnologie, a prescindere da considerazioni etiche e in ultima analisi dalla originalità irriducibile dell’uomo stesso. E’ questa, probabilmente, la maggiore sfida per il futuro dell’Europa e dell’America, e alla fine dell’umanità intera, dato che la diffusione del relativismo e dello scientismo naturalistico tende ad essere universale, come conseguenza, sia pure non necessaria, della diffusione planetaria del trinomio di scienze, tecnologie e sviluppo socio-economico. Il porporato ha rilevato che oggi l’illuminismo opposto alla religione si esprime soprattutto nel relativismo e nello scientismo; il relativismo diventa il segno della crisi di una civiltà che ha perduto le certezze su cui è stata costruita. A parere del cardinale dietro lo scadimento delle credenze religiose cristiane dal ruolo di certezze al rango di opinioni  c’è l’indebolimento, se non la perdita, di una parte fondante del cristianesimo: la rivelazione di Dio. Ma don Camillo non considera chiusa la partita: determinanti per il futuro sono le cosiddette “minoranze creative”, discorso che vale per i cristiani, decise e fortemente motivate, che riescono a portare progressivamente con sé gran parte di una popolazione.