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I genitori del laboratorio Oasi: "I nostri figli restino a Castelfranco"


«Il laboratorio Oasi deve rimanere una realtà lavorativa: se i ragazzi verranno trasferiti a Casoni saranno in un’ex scuola più adatta per attività ricreative».

Sono sul piede di guerra i genitori di una ventina di ragazzi che fanno parte del laboratorio socio occupazionale L’Oasi, nato nel 1999 per essere luogo di socializzazione attraverso l’incontro tra giovani che hanno problemi diversi, ascoltarsi e imparare a comprendersi meglio. E per essere luogo di occupazione e sentirsi parte di un gruppo di lavoro.

«In 20 anni il laboratorio si è strutturato e nella sede in via Copernico, capannone nella zona industriale di Castelfranco, accoglie 20 ragazzi e ragazze che insieme agli operatori lavorano ogni giorno per varie aziende del territorio e che con orgoglio possono dire: lavoro anch’io - scrivono i genitori - Da alcuni mesi ci è stato comunicato dalle istituzioni dell’Unione dei Comuni che in base a una legge regionale sulla riorganizzazione dei vari centri tutto cambierà. Il laboratorio socio occupazionale Oasi verrebbe trasferito al centro Casoni e qui nasce il grosso problema è il dissenso delle famiglie e dei ragazzi. Il centro Casoni non è idoneo al lavoro che attualmente svolgono all’Oasi perché non è un capannone dove potere ricevere e immagazzinare le merci che le aziende portano per l’assemblaggio ma è una ex scuola ristrutturata più adatta per attività ricreative. Abbiamo cercato di spiegare negli incontri con le istituzioni che trasferire il laboratorio a Casoni significa smantellare 20 anni di lavoro e di integrazione dei nostri ragazzi. Ci hanno parlato di grandi progetti futuri, ma adesso ci servono certezze, il laboratorio Oasi deve rimanere una realtà lavorativa perché è un vero esempio come si può unire disabilità e lavoro. Una nota particolare va alle persone che hanno creato e creduto in questo progetto vincente e alle aziende che in questi 20 anni hanno sostenuto e permesso ai ragazzi del centro oasi di lavorare. Al momento parte dei ragazzi dei Casoni sono stati trasferiti all’Oasi creando grossi disagi ai pochi rimasti ai Casoni. Anche i ragazzi trasferiti dai Casoni a Castelfranco stanno vivendo momenti di disagio causato da questa instabilità».





NASCE COMITATO

Dall’altra parte, a Nonantola è nato un comitato di genitori per dare voce ai disagi che i loro figli, che frequentano il centro diurno Casoni, stanno vivendo.

«I nostri figli hanno perso i loro amici del laboratorio trasferiti a Castelfranco nel laboratorio Oasi: con loro condividevano le giornate... Cosa ancora più grave: gli educatori erano fondamentali punti di riferimento che davano sicurezza ai ragazzi. Non era meglio, come più volte i genitori hanno fatto presente alle istituzioni, lasciare tutto com’era per fare un trasferimento unico quando il nuovo centro diurno “Ali di gabbiano” fosse stato pronto? Ora si trovano con un disagio enorme per colpa di chi non ha saputo o voluto considerare le esigenze di questi ragazzi. Le famiglie stanno aspettando sia Ali di Gabbiano, nuovo centro diurno in fase di costruzione a Castelfranco, sia il centro Arcobaleno con 25 posti per una spesa di 2,2 milioni di euro: qui i lavori sembrerebbero fermi».


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