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Giurisprudenza, un’aula intitolata a Falcone e Borsellino




MODENA. «L’Italia non deve dimenticare il valore della denuncia contro le mafie e il coraggio che ci sta dietro, altrimenti prendiamo i giovani per il culo». È durissima Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992, sotto casa della madre in via D'Amelio a Palermo, assieme ai cinque agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

La figlia di Paolo Borsellino ieri mattina era al Dipartimento di Giurisprudenza a Unimore, in via San Geminiano, dove ha scoperto una targa dedicata a suo padre a al giudice Giovanni Falcone anch’esso ucciso dalla mafia pochi giorni prima del collega, a Capaci.



La targa intitolata ai due magistrati è posizionata sul cortile del complesso di San Geminiano e l’iniziativa è stata voluta dalle associazioni studentesche dell’ateneo. Insieme a lei il prefetto Maria Patrizia Paba, l’esponente della Commissione antimafia Wanda Ferro, il rettore Angelo O. Andrisano, l’assessore alla legalità Andrea Bosi, il numero uno di Giurisprudenza Vincenzo Pacillo, Enza Rando vice presidente di Libera, il coordinatore di Azione Universitaria Alessio Fania, il responsabile di Unione Universitari Rolando Poggi e la referente di UniLibera Modena Giulia Tosti.





«Mio padre - ha continuato la Borsellino - così come Falcone e gli altri uccisi non è un eroe, era una persona normale che ha fatto del proprio lavoro una missione di responsabilità. A 22 anni, iniziando a fare il pretore a Monreale, fu il più giovane magistrato in Italia e lavorò subito con i primi morti per mafia, come il capitano Basile o Rocco Chinnici. Borsellino coinvolse tutta la sua famiglia nel lavoro, anche quando i pericoli erano concreti e prevedibili: lui ci diceva che nella vita è fondamentale stare dalla parte giusta, quella della verità. Non partecipo molto alle liturgie dell’antimafia perché il miglior modo di onorare questi uomini è raccontare che sono morti facendo il proprio dovere. Del resto nella storia italiana su queste morti c’è stato il depistaggio di parte delle istituzioni e addirittura c’è chi ha fatto carriera invece di subire azioni disciplinari da parte del Csm. Ma sono ottimista, perché tanti giovani che hanno sfiorato lo sguardo di mio padre hanno poi scelto di fare un percorso di legalità. Eccolo il suo vero lascito».





Alla cerimonia hanno assistito tanti giovani universitari e ragazzi delle scuole superiori che hanno ascoltato gli interventi dei rappresentanti degli studenti. «Finalmente a dodici anni dall’inizio di questa idea - spiega Alessio Fania - grazie a tutte le associazioni studentesche arriviamo alla sala intitolata a Borsellino e Falcone. C’è un grande senso di colpa in tutti per la morte dei giudici, a causa dei tanti punti ancora bui della vicenda». Conclude Giulia Tosti di Libera: «La memoria è fondamentale e noi giovani proviamo una grande rabbia perché la mafia ancora non è stata sconfitta. Serve impegno». —


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