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Formula 1 degli studenti: c’è anche il bolide ibrido realizzato a Modena


MODENA. Scaldate i motori: si corre a Silverstone. Se pensate al Gran Premio di Formula 1 siete fuori strada… ma non di molto. Il team Mmr (More Modena Racing) ha svelato ieri in Accademia due monoposto. Non competeranno sulla storica pista inglese nel weekend come le cugine della F1.



Formula 1 degli studenti, in gara anche due bolidi modenesifoto da Quotidiani localiQuotidiani locali



Mercoledì 17 la categoria sarà la Formula Student e uno dei due bolidi costruiti dagli studenti Unimore avrà un motore ibrido. Una prima per l’ateneo e per la rassegna, a cui prenderanno parte quest’anno 86 squadre internazionali. «La differenza dall’altra vettura sta nella power unit – spiega Elisabetta Pellegrino, team leader della squadra ibrida – perché abbiamo sviluppato sia un motore termico sia uno elettrico collegato direttamente all’albero. È come progettare due auto: una elettrica e una termica. Far comunicare le due parti è la sfida più grande». La monoposto ibrida M181-H sarà affiancata dalla M19-L, la vettura a propulsione tradizionale. «Siamo partiti dalle monoposto del passato – aggiunge il team leader Gianmarco Carbonieri – migliorando quanto non aveva funzionato, rinnovando e spingendo al limite». Portare al massimo la M19-L significa raggiungere i 100 chilometri orari in 2 secondi e 9 decimi, toccando una velocità massima di 120 chilometri orari. Per la ibrida M181-H il tachimetro può arrivare addirittura a 155 chilometri orari. Un’esperienza adrenalinica per i sei piloti che si alterneranno alla guida.



«È un grande onore per il lavoro di oltre settanta ragazzi – sottolinea Andrea Gabriele, pilota – e anche un’esperienza unica per interfacciarsi con vettura di livello elevato. È anche una grande esperienza per il lavoro di sviluppo». I piloti si metteranno in gioco con prove di accelerazione e agilità oltre di qualifica e alla gara (con cambio di pilota). Non è tutto. I progetti saranno valutati per il design, il rapporto costi-benefici, la strategia di marketing e produzione. Ecco perché hanno contribuito ai due progetti (in sinergia con aziende della Motor Valley) non solo ingegneri e aspiranti, ma anche futuri economisti e comunicatori (e non solo).



«Il progetto è aperto a tutte le facoltà», ribadisce Carbonieri. «È un’esperienza che tutti gli studenti potrebbero fare – ha fatto eco Pellegrino – perché è formativa anche da un punto di vista umano». Soddisfatti i professori che hanno seguito i ragazzi. «È il progetto didattico più innovativo al quale abbiamo mai lavorato», hanno garantito i consulenti di facoltà Matteo Giacopini ed Enrico Mattarelli. Per loro la sfida dell’ibrido darà agli studenti «un bagaglio fondamentale per la loro carriera futura». «È un modo di operare estremamente formativo», conclude il rettore Angelo Andrisano. —





 


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