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Dalle classi alle famiglie Il vademecum regionale per il ritorno a scuola



Tecnicamente si chiamano “Materiali per la ripartenza”, e hanno soprattutto l’obiettivo di riempire l’attesa delle disposizioni governative, dando a personale, studenti e famiglie un quadro di riferimento per iniziare a capirci qualcosa. Al centro c’è la ripartenza della scuola, e ad accendere una luce nelle classi in attesa di ripartire a settembre è stato il direttore scolastico regionale Stefano Versari: con una serie di documenti pubblicati “a puntate” sul sito dell’Ufficio scolastico regionale, il rappresentante del ministero in Emilia Romagna ha deciso di giocare d’anticipo. Così, in attesa delle linee guida governative, il direttore Versari sta gradualmente pubblicando una sorta di vademecum in cui spiega come sarà il rientro in classe: «Mi sono reso conto - spiega Versari - che c’era una comprensibile attesa di chiarimenti dal livello centrale che invece di rasserenare le persone stava creando un’ansia crescente. In questa situazione difficile - incalza il direttore scolastico - ho voluto dare delle risposte alle esigenze espresse dal territorio. Quelle che sto pubblicando a puntate non sono disposizioni, ma indicazioni di lavoro: cerco di rileggere il quadro normativo e scientifico, dicendo come farei io».

Ma qual è dunque il contenuto del vademecum che il rappresentante del ministero sta gradualmente rendendo pubblico? Dopo una doppia pubblicazione dedicata alle “Riflessioni introduttive” e alle “Riflessioni generali sul parere del Comitato tecnico scientifico”, martedì scorso il direttore ha pubblicato un documento dedicato al “Distanziamento e numero di studenti”. Si parte dunque dalla necessità di assicurare il distanziamento minimo di un metro, «che, a maggior ragione se si tiene conto del necessario “spazio di movimento”, pone una serie di problemi. Il primo dei quali, rappresentato a questo ufficio dagli amministratori locali, concerne la valutazione, a livello “macro”, di quale sia il contesto in cui andrà ad agire il distanziamento nelle aule». Quindi, dopo aver esaminato i dati medi degli studenti per classe in Emilia Romagna, il direttore fa notare che « il numero di studenti per classe è mediamente abbastanza contenuto, mentre ricorrono con ridotta frequenza classi con 28 o più studenti, e non poche sono le classi a composizione ridotta o ridottissima». Di conseguenza, «ove la dimensione delle aule e i distanziamenti dovessero rendere necessaria la costituzione di classi con numero di studenti non inferiore a 18-20 unità, le valutazioni di maggiore dettaglio non dovrebbero riguardare tutte le aule, quanto piuttosto il 50-60% di queste. Solo per queste ultime dovrebbero essere svolti approfondimenti circa l’adeguatezza degli spazi in relazione al numero di studenti da ospitare. Diverso sarebbe se si rendesse necessario scendere sotto il numero di 18 alunni per classe».

Nella quarta pubblicazione si parla invece delle “Precondizioni per entrare a scuola”, prendendo in considerazione le disposizioni del comitato scientifico, dalla temperatura corporea che deve essere sotto i 37,5 gradi (anche nei tre giorni precedenti) ai contatti con le persone positive (che non devono esserci stati nei 14 giorni precedenti). Il direttore rileva quindi «la necessità di integrazione del Patto educativo di corresponsabilità con l’impegno delle famiglie, degli esercenti la potestà genitoriale o degli studenti maggiorenni, a rispettare le “precondizioni” per la presenza a scuola nel prossimo anno scolastico. Il Patto infatti, oltre ad essere un documento pedagogico di condivisione scuola-famiglia di “intenti” educativi, è pure un documento di natura contrattuale finalizzato all’assunzione di impegni reciproci. Per favorire la comprensione, da parte di tutte le famiglie, della responsabilità condivisa di “non portare a scuola” studenti con le sintomatologie sopra descritte - aggiunge Versari - potrebbe risultare utile supportare le famiglie immigrate nella comprensione delle precondizioni per la presenza nella singola istituzione scolastica degli studenti, anche ricorrendo, ove possibile, alla collaborazione dei mediatori culturali del territorio». —




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