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Da Maranello a Modena sul bus degli studenti. Più di venti in piedi, la sicurezza è un’incognita

il racconto

Alle 6,40 il terminal degli autobus di Maranello è ancora avvolto nel buio. È un luogo curato, fornito di un bar che già serve i primi caffè e pensiline che proteggono i passeggeri in attesa.

I primi arrivano verso quell’ora e sono tutti ragazzi che devono raggiungere gli istituti superiori di Modena. Abitano un po’ in tutto il distretto ceramico, perché quello è un crocevia obbligato per tante linee. Di lì passano anche i bus che provengono da diversi paesi dell’appennino e da qui sarebbe anche dovuta transitare la corriera che mercoledì è rimasta coinvolta nell’incidente sulla Nuova Estense con 40 feriti.

Simona è la prima. È di Sassuolo e ogni mattina aspetta al terminal una quarantina di minuti. Alla spicciolata, spesso accompagnati dai genitori in auto, ecco altri suoi coetanei-pendolari. Si conoscono tutti e si salutano, scambiando due chiacchiere. Ne approfittiamo.

«La sveglia? Alle 5,30, poi autobus prima delle 7 per essere a Modena entro le 8». Partire più tardi significherebbe rimediare un ritardo. Un pensiero comune a quasi tutti gli studenti che quindi affollano le prime corse disponibili: «Riuscire a sedersi non è facile, dipende dai giorni. Alcune volte siamo costretti a farci tutto il viaggio in piedi». Significa trascorrere circa quaranta minuti nel corridoio tra le due file di seggiolini, in equilibrio precario e ammassati. «Basterebbe che la mattina ci fossero più corse come avviene di pomeriggio - spiegano - Quando usciamo da scuola abbiamo più opzioni. Sedersi è facile, a eccezione del lunedì».

Dunque spesso viaggio in piedi all’andata, a sedere al ritorno: il tutto - siamo nella zona di pedaggio 3 - al costo di 2,90 euro per la singola corsa, di 48 per l’abbonamento mensile e di 380 per l’annuale fino a 26 anni.

«C’è poi la questione acquario». Restiamo in attesa incuriositi. «Quando piove in qualche bus entra l’acqua, in altri si forma quello che noi chiamiamo acquario. Mancano solo i pesciolini. In generale gli autobus sono puliti, ma alcuni giorni meno e pure per gli autisti va a fortuna. Ci sono quelli educati, ma anche quelli a cui non importa se il mezzo è pieno e continuano a far salire persone».

D’un tratto, forse distratti, il gruppetto di ragazzi si dilegua. È arrivato il bus e tutti salgono per cercar posto. Ci accodiamo.

Sedute libere non ce ne sono e quindi per qualche chilometro restiamo nella parte anteriore della corriera, che procede verso Formigine. È ancora buio, le uniche luci all’interno sono quelle dei cellulari: auricolari d’ordinanza, il social più gettonato è Instagram, ma c’è anche chi sfrutta il viaggio per guardarsi una serie tv in streaming.

L’autista rispetta i limiti e di tanto in tanto si ferma per far salire altri ragazzi: «Avanti, andate avanti o non ci stiamo», dice a quelli già dentro. Con il passare dei chilometri ci rendiamo conto di essere finiti in fondo al bus. A Formigine altri ragazzi, qualcuno dalla fermata scruta all’interno, capisce che non c’è spazio e preferisce rinunciare. Tenterà la sorte sul prossimo.

Quando ci immettiamo sulla Giardini contiamo: 56 posti a sedere tutti occupati, 23 persone in piedi e spazio finito. Tant’è che qualcuno prende posto sulla scaletta della porta centrale.

La Giardini è una strada extraurbana, del tutto simile alla Nuova Estense. È buio, l’asfalto viscido per la lieve pioggia della notte. E se l’incidente accadesse ora? I primi in piedi, quelli più vicini all’autista, sarebbero inevitabilmente sbalzati contro la parte frontale del mezzo, il resto dei “senza posto” si scontrerebbe gli uni contro gli altri. Poi ci sono quelli sulla scaletta.

«Suonate che qua dietro non funziona», grida una ragazza dal fondo. Siamo entrati in città e il bus inizia la passerella davanti agli istituti superiori. Qualcuno scende e ci si riprende lo spazio vitale. Quando ci infiliamo nella corsia dell’autostazione il sole si fa spazio. Centinaia di studenti si muovono tra una corriera e l’altra. Si deve prendere la navetta per il proprio istituto, sono quasi le 8.

«Noi arriviamo dalla zona di Castelfranco e Vignola. Persone in piedi? Sempre una decina almeno, molti di più se siamo sugli autobus gialli, quelli con pochi posti a sedere».

Decine di corriere tutte le mattine. Da ogni punto della provincia. E su ciascuna adolescenti in piedi, anche più di venti. Eppure quei ragazzi, quelli del terminal di Maranello, ci hanno detto che basterebbe fare come di pomeriggio: aumentare le corse. —

Giovanni Balugani

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