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«Da Gigetto alla sosta: ecco tutti i nodi irrisolti della mobilità in città»


MODENA. Sono talmente delusi da aver rinunciato alla tradizione delle domande ai candidati a sindaco: del resto, come fanno notare, «i partiti che in questi anni si sono occupati solo della mobilità delle auto e delle merci, sostenendo e approvando la realizzazione di altre autostrade, bretelle e tangenziali, o che hanno parlato solo della “mobilità” degli immigrati, sono diventati ambientalisti e sostenitori della pedonalità diffusa». A bocciare la politica modenese sulla mobilità sostenibile è la sezione modenese della Fiab, la Federazione italiana ambiente e bicicletta, che il 14 giugno ha eletto Eugenio Carretti come nuovo presidente. Un giudizio - durissimo - che vale un po’ per tutti i partiti, tanto che alla vigilia delle elezioni amministrative la Fiab ha rinunciato a sottoporre i propri temi ai candidati, ma soprattutto per la giunta Muzzarelli, dal momento che nel mirino degli Amici della bicicletta ci sono soprattutto gli ultimi 5 anni di governo della città. «Le ciclabili ci sono - fa notare l’associazione in una lunga riflessione pubblicata sul sito web - mancano solo i ciclisti: è un rebus comune a molte amministrazioni, ma per capire i motivi basta guardare a ciò che è stato fatto a Modena nelle ultime due legislature. L’ultima ha ereditato dalla precedente il ponte ciclopedonale sulla tangenziale, per anni non collegato ad alcuna ciclabile, la pista di via Giardini, stretta, promiscua, spezzata su due lati della strada, e la ciclabile via Emilia est, che una volta completata prevederà undici tratti diversi per larghezza, pavimentazione, segnaletica e cambi di lato: una babele così inospitale che non abbiamo nemmeno provato a migliorarla. Proprio per rispondere a questo modo disorganico di procedere, senza standard di qualità e senza una visione complessiva della mobilità sostenibile - incalza l’associazione - 5 anni fa avevamo stilato un decalogo sottoposto a tutte le forze politiche».



Decalogo che prevedeva ad esempio le “zone 30” in tutti i quartieri residenziali, la realizzazione di percorsi ciclabili su tutte le radiali urbane, l’adeguamento degli incroci per dare sicurezza il potenziamento del trasporto pubblico. «Purtroppo - sostiene amaramente la Fiab - i fatti di questi cinque anni fotografano un altro zero assoluto: nessuna vera “zona 30” nuova, nessun doppio senso ciclabile, nessuna ciclabile sulle radianti, (quasi) nessuna messa in sicurezza di incroci e nessun percorso casa-scuola. Oggi Gigetto è ancora “il trenino del cuccio” (che ogni tanto va spinto a causa dei guasti, ndr), le carreggiate sono sempre larghe uguali, la segnaletica sulle ciclabili è spesso contraddittoria e sbagliata, nei centri commerciali e luoghi di aggregazione si continuano a mettere vecchi e insicuri “scolapiatti” invece di depositi protetti». L’associazione elenca una serie di simboli dell’incoerenza amministrativa: «Il sottopasso BenFra scollegato dalla rete ciclabile, lungo e nascosto, è un collage di superficialità progettato da chi non è mai andato in bici, mentre la Porta Nord è una ampia zona a vocazione pedonale dove sono state disegnate piste promiscue ciclo-pedonali, con intersezioni solo pedonali tra le piste… in mezzo ad un mare di auto parcheggiate fino a cinque metri dall’ingresso della stazione».



E poi c’è viale Barozzi, «passata da autostrada cittadina a tre corsie… ad autostrada a due corsie, senza alcun rallentamento del traffico, con una pista bidirezionale larga due metri - nemmeno il minimo di legge previsto - e nemmeno uno spazio di sicurezza per l’apertura improvvisa della portiera lato passeggero».



Perplessità anche sulla gestione di piazzale Sant’Agostino, «a soli 300 metri dal Novi Park, che avrebbe dovuto determinarne la restituzione alla cittadinanza, ma ancora incredibilmente utilizzato come parcheggio che deturpa una delle principali piazze di Modena». E adesso? «Ora il sindaco ha ricevuto un ampio mandato ha in giunta un assessore alla mobilità che conosce le nostre proposte, ha davanti un quinquennio, ma i problemi sono ancora tutti sul tavolo, e le difficoltà di portare avanti una nuova mobilità non sono diminuite». —