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Corinaldo, nella banda dello spray il nipote del boss dei Casalesi vicino al figlio di Sandokan. “Contatti con chi provocò il panico a Torino”

La camorra con la banda dello spray al peperoncino c’entra poco. Ma resta la “coincidenza“, all’attenzione dei pm. Figura centrale fra i 7 arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulla strage alla discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, nella notte fra il 7 e l’8 dicembre 2018, è Ugo Di Puorto, 19enne di San Prospero, minuscolo borgo in provincia di Modena. Oltre ad essere un pezzo fondamentale della gang che andava in giro per l’Italia (e non solo) a mettere a segno rapine seminando il panico con sostanze urticanti, Ugo è il “rampollo” di una famiglia di origine casertana legata a doppio filo con il clan dei Casalesi. Suo padre, Sigismondo detto Sergio, 48 anni, è tuttora in carcere in Sardegna per associazione camorristica ed estorsione: compariva in diverse estorsioni dopo la cattura del boss Raffaele Diana. Soprattutto, suo zio Pasquale Di Puorto, attualmente detenuto al 41bis, era il guardaspalle del figlio di Nicola Schiavone, il figlio del boss Francesco detto Sandokan, all’epoca fermato a Modena alla guida di una Ferrari 430 noleggiata versando 18mila euro come deposito cauzionale.



Gli interrogatori di garanzia nel carcere di Modena inizieranno domani. I giovani sono stati arrestati con l’accusa di omicidio preterintenzionale e associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti con strappo e rapine. Oltre a Ugo Di Puorto, sfileranno dinanzi al gip Andrea Cavallari, 20 anni di Bomporto (Modena), Moez Akari, 22 anni residente a Castelnuovo Ranone (Modena), Raffaele Mormone, 19 anni di San Cesario sul Panaro (Modena), Badr Amouiyah, 19 anni residente a San Prospero (Modena) e Sohuibab Haddada, 21 anni residente a di Bomporto (Modena). La settima persona che dovrà essere ascoltata dal giudice è il 65enne accusato invece di comprare le collane d’oro, Andrea Balugani di Castelfranco Emilia. Secondo le indagini, ogni mese la banda dopo i furti vendeva circa mezzo chilo d’oro, portando a casa 15mila euro in contanti.



Mentre la Fiepet Confesercenti valuta di costituirsi parte civile al processo, impazza il dibattito sulla vendita dello spray al peperoncino. I ‘modenesi’ arrestati, infatti, non sarebbero gli unici rapinatori che operano nel centro nord Italia con le stesse modalità. Dagli atti dell’inchiesta della procura di Ancona e dalle intercettazioni degli arrestati emergono, infatti che ci sarebbero almeno altre due bande, quelle dei ‘genovesi‘ e quella dei ‘torinesi‘. Con queste altre bande c’era una forte rivalità, ma anche una forma di rispetto: non sono mancati episodi di ritorsioni e liti ma nonostante ciò i gruppi erano in contatto fra loro sui social network, dove si controllavano a vicenda per dividersi tacitamente il territorio. I principali antagonisti erano i ‘genovesi’, con i quali ci sono state delle liti per delle rapine compiute in Veneto. Parlando di loro si fa riferimento anche al gruppo dei ‘torinesi’ del quale, a loro dire, fanno parte anche alcuni soggetti coinvolti nei fatti di Piazza San Carlo, in occasione della finale di Champions League, dove morirono due persone.


Gli inquirenti sospettano che la banda abbia colpito anche a Roma. Nella discoteca Spazio 900 del quartiere Eur, in particolare, in più di un’occasione. Ma nella Capitale si contano diversi episodi sospetti. Al centro sociale La Strada, nel gennaio di due anni fa, il pubblico è dovuto scappare di corsa da un concerto. Panico anche all’Inna Cantina Sound e, fra il 2016 e il 2018, al Capodanno del Circo Massimo e al concertone del 1 Maggio a Piazza San Giovanni.


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