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Coppia vive al Parco Ferrari:«In camper tra siringhe, topi e degrado»


MODENA. «Non siamo più ragazzini. Non possiamo stare in un camper in eterno». Stefania Marzocca e Fabrizio Turco abitano di fronte al parco Ferrari. Non è una sistemazione definitiva. Nell’ultimo periodo sono stati in altri luoghi e non si escludono nuovi spostamenti.



DA QUATTRO ANNI IN GIRO. «Siamo da quattro anni in giro», racconta lei. La voce è stentorea, il tono in apprensione per il futuro. Pochi minuti prima, ha spazzato il pavimento della casa sulle ruote mentre il marito gettava il pattume. La vista sull’area verde non è la massima ambizione nelle difficoltà del presente. Il concerto di Vasco Rossi non potrebbe essere più distante nel tempo e nell’animo.



NEL DEGRADO. «Ma quale Modena Park? Nella zona c’è tanto degrado», interviene lui. Gli esempi elencati da Turco si sprecano. Lo spaccio di droga è un problema contro cui «non si fa niente». Presso l’area verde ha trovato «topi grossi così (indica una misura non indifferente): poi dicono che ai bambini vengono le malattie». «L’altra volta c’erano anche delle siringhe», ribadisce lei, aggiungendo preoccupazione a preoccupazione. Avanzano l’idea di un «cartello fuori dal parco con cui si avverte che vi sono telecamere nascoste per chi butta oggetti a terra».



SENZA CASA E LAVORO. Il caso tipico è di «ragazzi che mangiano panini e gettano a terra plastiche e scarti». Il «tanto degrado» di cui si trovano circondati nel quotidiano s’inserisce in una crisi lavorativa pre-Covid. Turco sottolinea di aver lavorato «come imbianchino e idraulico» presso aziende del territorio «e anche a Milano». Dal momento in cui ha perso il posto, è iniziata per la famiglia una serie di rinunce e peregrinazioni. «Ho abitato per nove anni in una casa di Nonantola - riprende l’uomo - ma adesso ho tutta la roba in un magazzino. I mobili, le scatole, tutto. Adesso abbiamo soltanto l’indispensabile». L’ancora di salvezza si chiama reddito di cittadinanza. «Prendiamo 700 euro al mese tra me e mia moglie - spiega lui - almeno così mangiamo. Per il resto non facciamo niente: in Italia bisogna comportarsi così». Da percettori del reddito di cittadinanza dovrebbero interfacciarsi con una guida chiamata tutor o navigator.



MAI CHIAMATO. «Non mi hanno mai chiamato», assicura lui. Turco afferma che il desiderio di lavorare non gli manca, anzi. «Andrei a raccogliere gli escrementi», assicura senza troppi giri di parole. Il problema che la telefonata non arriva. La ricerca non ha determinato risultati. Così vengono a mancare le garanzie per un’abitazione più stabile. «Lavorando ti danno la busta paga, sei in regola e l’agenzia ti dà la casa - illustra Turco - perché hai una garanzia. Senza un lavoro come faccio? Se ti mettono in regola, anche con una minima busta paga di quattro ore, una casina la prendi».



CHIEDIAMO IL GIUSTO. «Chiediamo il giusto, una casa e un lavoro», fa eco lei. «Il Comune ci può aiutare - aggiunge lui - anche perché è da una vita che pago le tasse». Il Comune in questione è quello di Nonantola, territorio da cui si sono allontanati «perché è peggio di Modena». Turco descrive un episodio in cui alcuni soggetti «hanno bucato tutte e quattro le gomme e ho dovuto chiamare il carro-attrezzi». Al Comune di Nonantola ha domandato una micro-area in cui poter stare in attesa di una sistemazione migliore. «Mi hanno detto “Facciamo passare il Coronavirus e poi la chiamiamo - riferisce con amarezza Turco - ma non ci hanno più chiamato». Dal Comune informano che saranno chiamati, rispettando i turni assegnati. Il colloquio sarà indirizzato alla ricerca di un lavoro mentre l’ipotesi “micro-area” non è sul tavolo. —





 


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