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Castelfranco. Accoltellato sotto casa per una battuta «Colpiva e urlava: t’ammazzo leghista»






CASTELFRANCO. «Quell’uomo italiano e sulla quarantina, magro e non tanto alto, col volto scavato, la barba nera e pieno di tatuaggi, mentre continuava a colpirmi con un coltello e visibilmente ubriaco, mi ha detto: ti ammazzo, ti ammazzo, leghista di merda». È così che Gino Maccaferri, 72 anni, racconta dell’aggressione subita martedì intorno alle 20 sotto la sede della Lega, che si trova in una palazzina di sua proprietà in via Trabucchi, in pieno centro.



Maccaferri, per i fendenti ricevuti, ha rimediato ferite ed escoriazioni varie al volto e alle mani e 30 giorni di prognosi per la frattura della clavicola sinistra, dovuta ad una caduta nel tentativo di difendersi dal suo aggressore.



«Alle scorse elezioni comunali ero in lista con il candidato sindaco del Carroccio, Modesto Amicucci - puntualizza il 72enne - ed ho messo a disposizione un locale del mio palazzo alla Lega come sede temporanea, ma mai mi sarei aspettato di subire un assalto per questo e proprio da quell’uomo: tempo fa mi aveva addirittura aiutato a ritrovare i documenti, buttati in un cassonetto, dopo che mi avevano rubato il borsello dall’auto….».



Un assalto che però, almeno inizialmente, sarebbe scaturito per futili motivi come spiega Maccaferri: «In quel palazzo vado spesso perché, da quando sono in pensione, oltre a lavorare in campagna è lì che tengo le mie damigiane di aceto balsamico. In più mi occupo anche di annaffiare le piante che ho sul terrazzo. E martedì sera stavo innaffiando quando dalla strada sento quell’uomo che mi dice: “Piove, piove”. Siccome ero stato attento a far sì che l’acqua non finisse di sotto, pensavo si riferisse al tempo perché avevo sentito poco prima, per radio, che l’indomani mettevano pioggia. Così gli ho risposto: “Se piove, apriremo gli ombrelli”. È stato lì che ha perso il controllo e iniziato a gridarmi: “Vieni giù, vieni giù!”. Aallora ho fatto finta di niente, ho continuato a fare altri lavori all’interno del mio stabile e poi, una volta finiti, sono uscito...».



Ma ad attenderlo c’era il 40enne: «Si è avvicinato, ha tirato fuori un coltello di quelli lunghi e stretti, da cucina, e mi ha colpito subito in faccia, prima al naso e poi in fronte. Mi sono difeso cercando, col mio braccio destro, di fermare il suo: ma lui continuava a colpirmi e così mi sono ferito anche alle mani. Poi nella concitazione dell’aggressione sono caduto a terra e lui, sopra di me, prima mi ha afferrato per il collo e infine ha minacciato di ammazzarmi, continuando a colpirmi col coltello. Si è fermato solo quando, dalla vicina Vineria dove l’avevo visto bere già da più di un’ora, qualcuno gli ha gridato: “Fermati, fermati, Emi!”. A quel punto lui è scappato dentro la Vineria e io, col volto e gli occhi talmente insanguinati da non vedere più nulla, a fatica mi sono alzato, sono entrato nel mio garage per ripulirmi e infine sono corso dai carabinieri. Mi è andata bene solo perché sono un pensionato attivo e perché sono stato nella Folgore, altrimenti non so come sarebbe finita…».



I militari, grazie alla descrizione del 72enne, sono ben presto riusciti a rintracciare l’aggressore all’interno della Vineria e a portarlo in caserma, mentre Maccaferri veniva trasportato in ambulanza al Policlinico di Modena. Dove è stato subito raggiunto dalla moglie, Aurora Tabarroni: «Nostra figlia mi ha telefonato dicendomi: “Papà è stato accoltellato”. Tremo ancora se ci ripenso. Siamo rimasti al pronto soccorso fino alle 5 e, per l’agitazione e miei problemi di pressione, mi sono venute le vertigini. Uno non fa del male a nessuno, si fa gli affari suoi e arriva a subire tutto questo... È intollerabile». —





 


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