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Carpi Tra baracche e filo spinato Un viaggio dentro i luoghi della follia dell’olocausto


CARPI La scorsa settimana mi sono recata in visita al campo di concentramento e transito di Fossoli, in combinazione con il Museo Monumento al Deportato di Carpi.



Nato come campo per prigionieri di guerra nel 1942, a seguito dell’armistizio firmato da Badoglio, fu trasformato dai tedeschi in campo di transito. Si divideva in tre settori: uno per gli ebrei, uno per gli oppositori politici e l’ultimo dedicato alla gendarmeria. Era circondato da un doppio giro di filo spinato con garitte e guardiole ad ogni lato.



Difficile scappare perché, in aperta campagna, era facile essere visti se si fosse deciso di farlo. Anche internamente c’erano recinzioni, che dividevano le due tipologie di prigionieri. Una volta arrivate al campo, le persone venivano rasate di barba e capelli e ad ognuna veniva dato un numero. Era con quello che avrebbero risposto ai due appelli giornalieri. Oltre 5000 persone passarono da Fossoli, divise tra ebrei ed oppositori politici. Anche Primo Levi fu ospite qui, essendo stato arrestato a Torino proprio come oppositore politico. Decise di registrarsi come ebreo, pensando che fra le due “colpe” fosse la meno grave. Il 22 febbraio del 1944 fu deportato ad Auschwitz. Tra le baracche presenti, solo una è stata recuperata.



All’interno, oltre ad aver l’idea degli spazi, anche un plastico del campo e la riproduzione di una camerata. Stavo per chiedere alle guide se anche a Fossoli si potesse morire, quando hanno cominciato a raccontare alcuni episodi da pelle d’oca. Un internato ebreo fu freddato con un colpo di pistola solo per non aver risposto tempestivamente all’appello. Il fatto più cruento però riguarda l’eccidio dei 67 martiri di Fossoli. Erano oppositori politici, ufficialmente fucilati per rappresaglia, ma alcune testimonianze riportano il loro coinvolgimento con i partigiani. Il campo rimase attivo fino al 2 agosto del 1944, quando i tedeschi decisero che non era più sicuro, a causa della veloce risalita dal sud Italia degli alleati.



Strettamente legato al campo di Fossoli e da vedere in successione è il Museo Monumento al Deportato di Carpi. Aperto nel 1973 ha ben poco del classico museo. È suddiviso in diverse stanze e conduce il visitatore in un percorso di tipo emozionale, grazie alla presenza di graffiti di artisti illustri (Picasso e Guttuso per citarne alcuni), foto, oggetti e frasi sui muri. Queste ultime sono quelle, assieme ad alcuni oggetti, che più mi hanno toccato l’anima. Sono le frasi dei condannati a morte, scritte da chi stava per perdere la vita. Sono frasi di dolore, di rimpianto, ma anche di speranza e di amore verso i propri cari. Il percorso si conclude nella grande Sala dei Nomi, sulle cui pareti e sulle volte sono riportati i nomi di 14mila deportati europei, tra cui anche quello di Anna Frank.



Il prossimo 27 gennaio, Giorno della Memoria, la Fondazione ex campo Fossoli organizza visite guidate gratuite sia al Museo del Deportato (ore 9.30) sia al Campo di Fossoli (ore 15). Per informazioni chiamare lo 059/688272 o scrivere all’indirizzo e-mail fondazione.fossoli@carpidiem.it.



Ulteriori approfondimenti storici li trovate sul mio sito: www.viaggiareconlaura.com. Mi trovate anche sui social, FB ed IG, come Viaggiare con Laura. —