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Bonaccini: «L’impatto del Covid in Emilia Romagna fa perdere da 40 a 60mila posti di lavoro»



Un impatto terrificante della pandemia sull’economia delll’Emilia Romagna, numeri negativi e preoccupanti ma a tutti i livelli già si guarda avanti e ci si concentra sul recupero del terreno perduto.

È lo scenario tratteggiato dalle rilevazioni di Prometeia e di Unioncamere regionale e commentato anche dalle parole del presidente regionale Stefano Bonaccini, che non nasconde le difficoltà a cui la regione andrà incontro nei prossimi mesi riguardo l’occupazione con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro: da 40mila a 60mila. Dall’analisi di Prometeia sulle realtà economiche locali, approfondita dall'Ufficio studi di Unioncamere regionale, emerge la previsione di un’ impennata del tasso di disoccupazione, che dopo essere sceso quasi sotto il 5% nel 2019, risalirà nel 2021 fino al 7,8%, ai massimi livelli dal 2014. Ma viene al tempo stesso evidenziato che nel prossimo anno, dopo aver chiuso il 2020 con una caduta del Pil del 10,6%, l'Emilia-Romagna sarà la regione con la crescita più robusta, +6,8%.

Secondo Prometeia nel 2020 in provincia di Modena si perderà il 7,6% del valore aggiunto. Con le attuali condizioni si prevede una ripresa sensibile già a partire dal 2021, soprattutto in Emilia-Romagna (+3,8%) e ancor di più in provincia di Modena (+4,1%), tuttavia il valore aggiunto provinciale potrà recuperare il valore assoluto rilevato nel 2019 solamente a partire dal 2023.

Particolarmente penalizzate saranno le esportazioni modenesi, che si prevedono in calo del 9,2% nel 2020, con una buona ripresa nel 2021 (+7,4%). Anche le importazioni subiranno un calo (-7,3%), rimbalzando poi al +8,6% nel 2020. I consumi interni subiranno una diminuzione (-5,0%) rispetto alla crisi dei debiti sovrani del 2012, dove la discesa si era fermata al -2,5%.

Questa recessione avrà ripercussioni anche sul mondo del lavoro, con un calo di unità di lavoro pari al -3,7% e uno speculare incremento del tasso di disoccupazione modenese dal 6,5% del 2019 al 7,1% del 2020. I settori più penalizzati in provincia nel 2020 saranno le costruzioni (-12,9%) e l'industria manifatturiera (-12,8%). Molti servizi hanno potuto continuare la loro attività, anche grazie allo smartworking, pertanto la perdita nel terziario sarà complessivamente più contenuta (-4,0%). L'agricoltura non ha dovuto interrompere l'attività nei mesi di marzo e aprile, tuttavia subirà anch'essa una perdita di valore aggiunto pari al -2,0%.

E su questo quadro si innestano le dichiarazioni di Stefano Bonaccini, che ammette gli effetti devastanti del Covid: «Il Patto per il lavoro sottoscritto all'inizio della passata legislatura - dice il presidente - ci ha aiutati a recuperare 150.000 posti di lavoro e avremmo dovuto scendere al 4,5% di disoccupazione. Invece avremo tra i 40.000 e i 60.000 posti di lavoro perduti probabilmente da qui a fine anno. Abbiamo bisogno di darci da fare. Come ho spiegato al governo e ho detto al presidente del Consiglio Conte, mai come questa volta la velocità è una variabile non indipendente dalla qualità degli investimenti e delle scelte che si fanno. Possiamo avere il migliore Recovery Fund del mondo e il miglior Piano di investimenti possibile, ma se la messa a terra delle opere avverrà tra qualche anno e non subito allora quella scelte, per quanto giuste sulla carta, non serviranno e vedremo sempre più imprese chiudere. Viceversa, se saremo capaci di fare presto e bene potremo, soprattutto in Emilia Romagna, recuperare bene la recessione. Gli indicatori dicono che perderemo un 10% del Pil, una cifra gigantesca. Ma se tutto andrà bene, l'anno prossimo potremmo recuperare già un 7%, sarebbe un fatto incredibile. Diamoci da fare.Firmiamo un nuovo Patto per lavoro al massimo entro la metà di ottobre». —


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