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Bomporto, Pellacani: "Fuggito dal Venezuela, ora vi chiedo aiuto"


BOMPORTO. La dittatura, la fame, l’impossibilità alle medicine nel Venezuela che aveva scelto come nuova patria. E poi la fuga verso gli Usa di Trump, dove è stato incarcerato e spedito in Italia. Una storia che ha dell’incredibile, quella di Gianluca Pellacani: «Cinque anni fa avevo deciso di trasferirmi definitivamente in Venezuela. Quando qui a Bomporto è morta mia madre, ho venduto la casa, racimolato qualche soldo, necessario per vivere e sono partito. In Venezuela in questi anni con due auto, svolgevo un servizio taxi. Ma poi è arrivata questa tragedia politica, la dittatura di Maduro, e sono caduto di nuovo in disgrazia». Pellacani se ne andò che aveva residenza a Bastiglia, mai estinta.



una vita in bilico



La sua vita per la verità è stata da sempre in... bilico. Era emigrato da piccolo con il padre nel paese sudamericano, ma dopo anni finì incarcerato per una storia equivoca di polizia e di droga, al punto che da Bomporto erano partiti appello internazionali per liberarlo.



Nel frattempo, in carcere, contro Gianluca erano stati esplosi anche colpi di pistola che lo hanno gravemente segnato, in un tentativo di omicidio dentro queste giungle che sono quegli istituti di detenzione. Esperienze che solcano inevitabilmente la vita.



Una volta liberato, era tornato in Italia, a Bomporto, a casa della madre, lasciando un figlio piccolo con la madre e tanti problemi irrisolti in Venezuela. Ma in Italia non ha trovato la terra promessa che magari aveva sognato. Anzi.



In una sequenza di problemi, legati alla ricerca di una stabile occupazione, si era così deciso a ripartire per il Venezuela.



LA VITA NON VALE NIENTE



«In Venezuela c’è una crisi che qui non si può neppure immaginare. Per comperare un caffè serve un pacco di banconote alto un centimetro... Il bancomat neppure erogava valori considerati ormai infinitesimali. Ed è pure andata a finire che le banche sono state chiuse. Io che avevo in banca 1500 dollari, non posso prelevarli. Abbiamo aspettato, sperato, ma per me che sono diabetico non potere neppure acquistare le medicine era troppo. Un giorno hanno anche sequestrato mio figlio, che ha vent’anni. Là succede così, il famigliare te lo restituiscono se paghi. Ho pagato e sono fuggito, ma da là devo riuscire a portarlo via, per dargli futuro...».



Pellacani racconta di essere espatriato come tantissimi verso gli Stati Uniti.



«Avevo un po’ di soldi con me, tra autobus e autostop ho attraversato tutta l’America centrale e il Messico. E come tanti sono entrato clandestinamente negli Stati Uniti, alla ricerca di un lavoro. Ma sono stato catturato. Non potete neanche immaginare quello che sta accadendo da quelle parti. Bambini separati dalle madri...». Spiega di essere rimasto in stato di detenzione per circa tre mesi, e mostra i documenti della polizia americana. «Avevo il passaporto italiano, ma ero considerato un immigrato clandestino dal Venezuela. Alla fine nei giorni scorsi mi hanno portato in aeroporto, consegnato il passaporto al personale di volo e mandato in Italia. Dove non ho mai avuto problemi, così al mio arrivo i carabinieri mi hanno subito rilasciato».



Da qui un’altra odissea: «Non avevo un soldo in tasca, tra multe e suppliche ai capotreno sono arrivato a Modena. Non ero di Modena, quando sono andato via, ma di Bastiglia. Sono stato indirizzato là, mi hanno ospitato una settimana poi mi hanno detto che non potevo rimanere oltre. Ma non c’è posto da nessuna parte, nessuno si fa carico di una persona come me, anche se cittadino italiano. E da questa notte non so dove dormire, dove ricominciare. Anche solo per avere i farmaci che mi servono, avrò la glicemia alle stelle...». Lo ha seguito per qualche giorno e ha promesso di aiutarlo ancora il Comune di Bastiglia: «Abbiamo presente il caso, auspichiamo si lasci aiutare», dicono in municipio.



«Conosco e parlo tre lingue, ho la patente, ho fatto tanti lavori - dice Pellacani, che ha 52 anni - chiedo solo di potermi sistemare e di poter portare via da là mio figlio». —