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Bologna, i centri sociali anziani diventano Case di Quartiere

I centri sociali anziani diventano Case di Quartiere mettendo a frutto la loro tradizione civica per rispondere alle nuove esigenze dei cittadini, nel segno del welfare di comunità. Il progetto è stato approvato dalla giunta Merola su proposta degli assessori Susanna Zaccaria (Quartieri), Giuliano Barigazzi (Welfare), Matteo Lepore (Patrimonio) e Marco Lombardo (Terzo settore), e ora può partire il percorso amministrativo condiviso con i presidenti dei sei Quartieri della città e il Forum del Terzo Settore, percorso che guiderà le nuove convenzioni con i centri, oggi in regime di proroga.


A conclusione del percorso del Laboratorio Spazi, condotto dalla Fondazione per l’Innovazione urbana, matura dunque un altro progetto relativo alla messa a disposizione della cittadinanza degli spazi comunali. Bologna sceglie la strada per portare nel futuro il patrimonio rappresentato dai centri sociali anziani, salvaguardandone i valori e le energie più vitali, ma anche aprendoli ai nuovi bisogni e risorse della società, dopo avere studiato il “modello Barcellona” ed essersi confrontata con le esperienze torinesi.


L’evoluzione dei centri sociali parte dalle stesse fondamenta che stanno alla base della loro nascita: istituiti per promuovere un ruolo attivo degli anziani nella comunità, perseguono da sempre l’obiettivo di prevenire fenomeni di emarginazione e valorizzare le potenzialità di iniziativa e di autorganizzazione dei cittadini. Nel tempo sono diventate strutture nelle quali si esercitano molte funzioni di promozione sociale non più rivolte solo agli anziani ma anche a tutte le fasce di età e alle diverse realtà sociali della città. Una rete unica, che trova spazio in posizioni strategiche, accessibili, con una lunga tradizione civica cresciuta grazie all’investimento costante del Comune e al grande impegno di centinaia di volontari. I luoghi e gli spazi giocano dunque da sempre un ruolo fondamentale nel modello di welfare di comunità basato sulla partecipazione, sulla creatività e sulla centralità della persona, un modello portato avanti con forza dalla giunta Merola attraverso lo strumento dei laboratori cittadini per l’immaginazione civica. L’obiettivo principale delle politiche legate al tema degli spazi è rispondere alle nuove domande che i cittadini pongono all’Amministrazione comunale in ragione dei cambiamenti socio-economici e demografici. Le risposte devono essere innovative, trasversali e sinergiche, affinché chiunque viva situazioni di fragilità possa contare su un contesto sociale che lo accolga: c’è bisogno di spazi che connettano i giovani con gli anziani, che facilitino l’incontro tra i cittadini, che diano vita ai territori. Spazi aperti, flessibili, a disposizione di più realtà, nei quali sperimentare forme di gestione collaborative: il loro punto di riferimento devono essere i Quartieri, garanti di tutte le funzioni che gli spazi pubblici devono rappresentare, e quindi luoghi di incontro tra tutte le persone del quartiere, ponti tra generazioni e culture, forme di aggregazione per contrastare le nuove forme di solitudine.


Il percorso che porterà i centri sociali anziani a diventare Case di Quartiere parte dalla mappatura analitica che i Quartieri, in collaborazione con la Fondazione per l’Innovazione Urbana, hanno condotto per rilevare il grado di radicamento territoriale dei centri sociali, la loro capacità di rispondere ai bisogni degli anziani, la loro attitudine a favorire gli scambi con il territorio e la collaborazione con il Quartiere. I risultati della mappatura servono a evidenziare due situazioni in cui si riconducono i singoli centri: continuità e riprogettazione. L’iter amministrativo per la costituzione della Casa di Quartiere per quei centri che hanno un’organizzazione solida e dinamica e che rispondono con efficacia al contesto socioterritoriale nel quale si trovano, dovrà valorizzare il ruolo dell’attuale gestore per preservare il capitale sociale presente, facilitando così la transizione verso il nuovo modello, dunque in continuità con quanto già avviene oggi. Ci sono poi dei casi in cui il centro, per evolvere in Casa di Quartiere, ha bisogno di una riprogettazione complessiva perché nel tempo la sua organizzazione è diventata fragile e fa fatica a rispondere alle esigenze dei cittadini, nonostante disponga di locali idonei a una pluralità di attività. In questi casi, la costituzione della Casa di Quartiere avverrà attraverso una coprogettazione ex novo cui l’attuale gestione, così come altri soggetti interessati, potrà contribuire con la sua esperienza e memoria storica. In entrambe le situazioni, sia che venga avviato il percorso in continuità e sia la riprogettazione, lo strumento che l’Amministrazione utilizzerà è l’avviso pubblico e le proposte potranno essere presentate dalle associazioni iscritte nell’elenco comunale delle Libere Forme Associative, le associazioni iscritte nel registro regionale delle associazioni di promozione sociale, le associazioni iscritte nel registro regionale delle organizzazioni di volontariato con sede a Bologna. Le associazioni possono presentare proposte anche in qualità di capofila di un gruppi di soggetti senza scopo di lucro e gruppi informali di cittadini.


Il prossimo passo è la costituzione di un tavolo di monitoraggio del progetto Case di Quartiere composto dagli assessori che hanno proposto la delibera, dalla conferenza dei presidenti di Quartiere e da rappresentanti del Forum del Terzo Settore.

Per illustrare il percorso verso le Case di Quartiere è in programma un incontro pubblico giovedì 6 giugno alle 17.30 al Centro Sociale Croce del Biacco, in via Giuseppe Rivani 1.